Archiviata l'ipotesi di una fusione tra Banco BPM e Banca MPS, sono tornate al centro della scena bancaria italiana le voci su una possibile combinazione tra l'istituto milanese di Piazza Meda e il gruppo francese Crédit Agricole, suo principale azionista con una quota del 29,3%.
È stata proprio la banca transalpina a mettere fortemente in dubbio il matrimonio tra i due colossi italiani, esprimendo tutte le sue perplessità sulla capacità dell'unione di generare valore. Tra l'altro, Crédit Agricole aveva dichiarato a chiare lettere di non essere a conoscenza di alcun progetto al riguardo, rimarcando il fatto che qualsiasi operazione straordinaria relativa a Banco BPM dovesse, per forza di cose, richiedere il suo coinvolgimento.
Ora che l'opzione MPS sembra essere tramontata, la domanda che gli osservatori finanziari si fanno è in che modo Crédit Agricole potrà valorizzare le potenzialità di crescita di Banco BPM e apportare beneficio a tutti gli stakeholder una volta proprietaria di tutto o gran parte del capitale azionario dell'azienda di credito italiana.
Banco BPM: come Crédit Agricole può creare valore
Da diversi anni si parla di una possibile integrazione del business in Italia di Crédit Agricole attraverso Banco BPM. Dall'aprile del 2022, la banca con sede a Montrouge ha iniziato a costruire la sua partecipazione, acquisendo dapprima il 9,2% dell'istituto milanese per poi arrivare alla soglia del 30%.
Il management di Crédit Agricole ha ripetuto più volte che non intende superare il tetto, che la costringerebbe a lanciare un'offerta pubblica di acquisto. Tuttavia, alcuni analisti ritengono che l'obiettivo di Crédit Agricole sia quello di arrivare quantomeno a una quota del 45%, quanto basta per esercitare un'influenza determinante sulle decisioni strategiche di Banco BPM e preparare il terreno per una fusione.
Una fusione che, secondo gli analisti di Barclays, potrebbe generare per la banca italiana una crescita dell'utile per azione a doppia cifra, sebbene l'effettivo beneficio dipenderebbe sia dalle valutazioni attribuite alle due banche sia dalle sinergie derivanti dalla combinazione.
In tutto ciò, bisogna tenere presente il processo di crescita di Banco BPM, come dimostrano i numeri dell'ultima trimestrale rilasciata. Nel secondo trimestre 2026, infatti, l'utile e il margine di interesse hanno superato le aspettative e gli analisti hanno, in media, aumentato le stime sugli EPS per il triennio 2026-2028.
Banco BPM-Crédit Agricole: è davvero possibile una fusione?
Dal dire al fare c'è però di mezzo il mare. L'amministratore delegato di Banco BPM, Giuseppe Castagna, ha mostrato una certa apertura a un eventuale accordo con l'azionista di maggioranza, definendolo "molto solido sotto il profilo industriale".
Il CEO, però, ha precisato che qualsiasi operazione dovrebbe tutelare in maniera adeguata gli azionisti di Banco BPM. Quindi, non si tratterebbe solo di una questione industriale, ma anche di struttura finanziaria e di governance.
Inoltre, ci sarebbero da valutare le questioni relative alla concorrenza da parte delle autorità di regolamentazione italiane ed europee. In tutto ciò si inserisce il governo italiano, che non ha mai espresso grande entusiasmo all'idea che una banca italiana così importante finisse in mani straniere. Per questo, non è escluso che Palazzo Chigi possa utilizzare l'arma del golden power per mandare all'aria qualsiasi progetto.