Tassi a zero: un rischio per l'investitore

I titoli di stato non rendono nulla

Osservando il quadro dei rendimenti dei titoli di stato a 10 anni dei paesi sviluppati a livello mondiale c'è poco da essere confortati nella veste di investitore che cerca di far fruttare il proprio capitale o quantomeno di proteggerlo dall'inflazione. Se si pensa che, in un contesto di tassi negativi, uno dei paesi che offre rendimenti maggiori è l'Italia con il BTP a 10 anni che rende lo 0,9% allora lo scenario che si prospetta non è incoraggiante. E' chiaro che i rendimenti attuali sono legati a doppio filo con l'indebitamento dei vari paesi, ma cosa succederebbe se si creasse un fenomeno di stagflazione con conseguente crollo degli indici borsistici?

Le obbligazioni possono rivelarsi un prodotto velenoso

Ecco, nel momento in cui le azioni non rendono più i nostri risparmi verranno pesantemente attaccati dalla perdita di valore reale, in sostanza tutti quanti saremmo più poveri, perché non solo i nostri investimenti non sarebbero protetti dall'inflazione ma addirittura l'erosione del potere d'acquisto che ne deriverebbe andrebbe a riflettersi sui consumi con conseguente effetto domino sull'economia.
Il punto è che se si prova a sbirciare dietro il muretto e vedere come butta sul mercato delle obbligazioni private c'è poco da stare sereni. Anche le obbligazioni non proprio ben messe sotto il profilo del rischio non rendono più del 3-4%, quindi non si avverte un certo equilibrio nel rapporto rischio/rendimento, cioè sono troppo rischiose per il rendimento che garantiscono e una cedola appena allettante non ingolosisce abbastanza visto che il capitale sarebbe pesantemente messo a repentaglio.

L'ombrello delle banche centrali ci mette al riparo solo per il momento

Insomma il denaro a pioggia delle banche centrali serve per non far esplodere i bilanci pubblici e quelli delle banche ingozzate di crediti deteriorati, almeno per il momento. Ma quando esso verrà ritirato dal mercato e i corsi azionari non verranno più sostenuti dalla montagna di liquidità in circolazione che ne sarà dei nostri risparmi? Da questo se ne deduce che investire in obbligazioni pubbliche e private non è più roba da risparmiatori ma è un canale riservato alle banche centrali che ormai comprano tutto il comprabile, anche perché non ci sono nemmeno margini per puntare sul capital gain contando sull'andazzo che ormai ha preso la politica monetaria. Infatti, per far aumentare i corsi dei titoli obbligazionari in circolazione sul mercato i tassi devono scendere, ma quanto ancora possono scendere se già sono a zero o negativi?

L'avidità è sempre una minaccia per il risparmiatore

La speranza è che i risparmiatori non si facciano attirare da un nuovo Tango bond che piombi sul mercato per una nuova ondata di parco buoi, la lezione di quello che successe 18 anni fa dovrebbe essere stata imparata, nonostante l'avidità sovente faccia perdere il controllo dei nervi. La regola "maggiore rendimento atteso maggiore rischio" che ci hanno insegnato nelle scuole forse non vale più, ma in senso negativo, il rischio è diventato sproporzionato rispetto alle attese di performance e questo deve servire da monito per qualsivoglia velleità.

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