Investire in BTP? Solo in un'ottica di lungo periodo

  • I BTP tornano ad essere richiesti e i rendimenti si abbassano;
  • Acquistare oggi BTP rende di più rispetto ad altri bund stranieri ma non dà grosse prospettive per il futuro;
  • Riuscire a neutralizzare l'inflazione potrebbe essere un obiettivo da perseguire in questo tipo di investimento.

Un fase di normalizzazione

Dopo i grandi acquisti da parte fondi stranieri di BTP, avvenuti nel bimestre giugno-luglio di quest'anno grazie all'accordo che l'allora governo italiano raggiunse con l'Europa per evitare la procedura di infrazione e all'annuncio del qe2 di Draghi, gli investitori sono tornati a vendere i nostri BTP dopo la caduta del governo ad agosto per poi riprendere a comprare. Attualmente il rendimento dei BTP decennali è appena sopra l'1%, nemmeno sufficiente a coprire il tasso di inflazione, che in Europa si aggira intorno all'1,2%.

I tassi negativi, un'arma a doppio taglio

La fase di tassi negativi che abbraccia gran parte dei bond dei paesi più sviluppati potrebbe essere un'opportunità per coloro che guardano al BTP come un investimento alternativo, in quanto garantisce quello che non danno gli altri. Ma in verità bisogna guardare la cosa sotto un altro aspetto. Che possibilità c'è di veder salire i rendimenti del proprio investimento? Pressoché nulle, direi. Anche se Lagarde proseguisse sulla stessa lunghezza d'onda di Draghi non avrebbe troppe munizioni al proprio arsenale per far aumentare la domanda di titoli sul mercato, in quanto i tassi sono già a zero e in alcuni casi negativi, un ulteriore potenziamento del qe sarebbe, a detta dei più, solo controproducente in quanto già questo non dà gli effetti sperati. I prezzi dei BTP sono già relativamente alti e sembra abbiano raggiunto quella stabilizzazione tale per cui non si vede come quei fattori che incidono notoriamente sulla domanda possano in qualche modo essere attivati. Al contrario, è più probabile che il peggioramento delle condizioni generali dell'economia europea e la precaria stabilità del governo italiano possano allontanare gli investitori dai nostri titoli virando su quelli di paesi oltre confine che diano maggiore garanzie.
Quindi il rendimento dei titoli di nuova emissione è destinato a salire e di conseguenza il prezzo di quelli in circolazione a scendere? Non necessariamente, almeno fin quando persiste la sentinella della BCE è difficile che succedano sconquassi, ma il punto è un altro, puntare su un titolo che ha poche chance di essere rivalutato è un'operazione finanziariamente virtuosa?

Il discorso inflazione va affrontato se l'orizzonte temporale si allunga

Allora ci sarebbe da chiedersi, che senso avrebbe comprare BTP anche se danno un rendimento maggiore rispetto ad equivalenti stranieri? Tutto dipende dall'ottica e dagli obiettivi. Se l'ottica è di breve termine e l'obiettivo è di fare il colpaccio approfittando delle oscillazioni del mercato questo, a mio avviso, è il momento peggiore, perché queste operazioni si fanno quando i mercati stanno bersagliando i titoli per via di turbolenze destinate ad essere acquietate. Se invece si pensa di tenere i titoli fino a scadenza e l'obiettivo è quello di preservare il capitale, la cosa non è così dissennata, perché comunque un paese che non cresce non produce nemmeno inflazione che possa erodere il valore dell'investimento. E' chiaro che queste sono variabili che possono cambiare negli anni, ma a quel punto il miglioramento dello stato di salute dell'economia italiana apporterebbe beneficio anche sulla domanda del titolo e quindi sul suo prezzo nel mercato secondario, ma qui cambierebbero completamente l'ottica e l'obiettivo. Ad ogni modo è importante pensare a tipologie di BTP a medio lungo termine un pò diverse da quelle classiche, come il BTP Italia che protegge cedole e capitali dal tasso di inflazione italiana e il BTP€i che mette al riparo l'investimento dal tasso di inflazione europea.

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