I bond Usa lanciano pericolosi segnali d’allarme

Gli operatori, ieri, sono fuggiti dalle azioni per rifugiarsi nella sicurezza dei bond made in Usa. Risultato: il rendimento del taglio a 10 anni ha visto un calo drastico, raggiungendo il livello di 2,29%, livello più basso da ottobre 2017.

Non solo bond Usa

Parallelamente la curva dei rendimenti (tra il decennale e la scadenza ad un anno) si è nuovamente invertita. Non solo, ma nel frattempo gli esperti hanno iniziato a guardare a possibili tagli sui tassi da parte della Fed entro la seconda metà del 2020. Lo stesso dicasi per quanto riguarda il lato europeo. Il Bund tedesco è scivolato ad un rendimento dello 0,12% negativo a causa anche del voto europeo che, per ironia della sorte, ha visto la sua prima data proprio in quella Gran Bretagna che scalpita per uscire.

Dati macro negativi

Cosa significa questo? Che tra dati macro negativi in arrivo soprattutto dall’Europa e rinnovati timori di un prolungamento della guerra dei dazi, la retorica del presidente Usa Donald Trump che continua a parlare di un accordo in tempi stretti, non fa più presa sugli analisti e su chi opera a Wall Street. Il mercato, in altri termini, già considera la possibilità concreta di dazi su tutta la merce cinese in entrata negli States. La preoccupazione maggiore è che il mercato si stia muovendo verso uno scenario peggiore contemplando anche la possibilità di una guerra commerciale prolungata. Nè da parte statunitense nè da parte cinese si vedono gesti di buona volontà e, come se ciò non bastasse, non sono state fissate nuove date per altri colloqui. Intanto guardando i numeri, il sospetto dei mercati su una possibile recessione in arrivo, è più che concreto.

Le azioni sotto stress

Nel 2018 Qualcomm registrava il 67% delle entrate in arrivo dalla Cina, mentre Micron arrivava al 57,1%. E ancora. Broadcom e Texas Instruments hanno un’esposizione superiore al 40% delle entrate in Cina, mentre Applied Materials, Intel e Nvidia vanno oltre il 20%. Dal 3 maggio Qualcomm ha perso quasi il 13% mentre Micron circa il 18%. Meno peggio hanno fatto le azioni di Applied Materials, con un -6,1%. Il settore tecnologico e nello specifico il ramo chip è particolarmente sotto pressione dopo che il 15 maggio il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che imponeva alle compagnie statunitensi una specifica licenza per operare con alcuni giganti stranieri (salvo poi controfirmare una proroga di 90 giorni).

Il riferimento era chiaramente a Huawei, il colosso cinese che già in passato era stato nel mirino dell’amministrazione Trump. Una relazione tesa che è culminata con l’arresto del numero due dell’azienda (nonché figlia del fondatore) Meng Wanzhou, in Canada.

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