Vendetta cinese. Prossimo obiettivo, il petrolio?

La guerra dei dazi potrebbe essere solo all’inizio. E solo all’inizio potrebbero essere le misure di ritorsione di Pechino che ha già preso di mira l’agricoltura.

Nuove misure contro Huawei

Anche perché in queste ore gira voce che le autorità statunitensi stiano volontariamente prolungando i tempi di rilascio delle autorizzazioni alle società tecnologiche Usa per riavviare i rapporti commerciali con Huawei. In teoria sarebbe una reazione alle decisioni cinesi di bloccare gli acquisti di beni agricoli da Washington, ma in seguito a questo rallentamento sul settore tecnologico, Pechino potrebbe decidere nuove contromosse. Il prossimo step? Potrebbe essere il petrolio. Non è una novità che il settore del greggio abbia registrato un calo in seguito alle paure, non recenti, di un rallentamento dell’economia mondiale. Paure che, in realtà, precedono anche la nascita della guerra commerciale Cina-Usa e che risentono anche dei dubbi sulla tenuta, a lungo termine, dell’economia cinese.

Il destino del petrolio

Quello che invece si è notato ultimamente è che le importazioni di greggio da parte della Cina, che tra l’altro è anche il più grande compratore di petrolio a livello mondiale, sono arrivate a toccare il massimo da nove mesi a questa parte. Tradotto in numeri si parla di 247.000 barili al giorno a maggio, secondo i dati dell’EIA (Energy Information Administration). Un numero che, stando però alle dichiarazioni degli esperti, ha iniziato a scendere in maniera verticale con l’aumento delle tensioni. E non si dovrebbe escludere nemmeno uno stop totale nelle prossime settimane. Un pericolo che si era prospettato già l'anno scorso . Allora si pensò che la Cina potesse rimpiazzare il petrolio statunitense con quello iraniano, creando così non solo un problema economico per Washington ma anche, e soprattutto, grave imbarazzo politico. Infatti Trump aveva deciso poco prima di cancellare unilateralmente l'accordo sul nucleare firmato insieme alle altre nazioni, con l'Iran e di imporre sanzioni a Teheran. 

La questione agricola

Intanto, dopo lo stop da parte della Cina dell’acquisto di prodotti agricoli statunitensi e sulla base di un panorama commerciale fortemente mutevole, gli agricoltori hanno iniziato a cercare nuovi mercati. Soprattutto per quanto riguarda la soia che, secondo le proiezioni, ha visto il crollo della domanda cinese di ⅔: 10 milioni di tonnellate previsti per il 2019 contro le 30 milioni dell’anno scorso. Un duro colpo per un settore in crisi da tempo, che è stato spesso costretto a ricorrere a sovvenzioni statali anche per risollevarsi dai raccolti persi a causa di manifestazioni climatiche estreme sempre più frequenti e imprevedibili. Per questo gli agricoltori Usa contavano proprio sulla Cina, tra i maggiori consumatori al mondo di soia, per ristabilire, almeno in parte, la situazione. Infatti a Pechino finiva il 60% delle esportazioni di soia Usa

0 - Commenti