Uber a Wall Street: domani la quotazione

Domani, venerdì 10 maggio Uber sbarca a Wall Street. E non senza polemiche. La quotazione del servizio di trasporti privati non solo sarà una delle maggiori della storia (per la precisione nella top ten) ma anche una di quelle che portano con sé considerazioni molto più ampie di quelle finanziarie. Ma procediamo con ordine.

I dettagli della quotazione

I dettagli sulla quotazione vedono un prezzo compreso tra i 44 e i 50 dollari, in leggero calo rispetto alla prima proiezione che indicava una forchetta tra 48-50 dollari. Totale delle azioni: 180 milioni. I dubbi riguardano i precedenti di chi ha offerto un servizio simile e cioè Lyft che lo scorso 29 marzo è a sua volta arrivato a Wall Street con un debutto deludente che ha portato le azioni prima ad impennarsi e poi a crollare al di sotto del prezzo di Ipo. Ad ogni modo, come si sa, ogni Ipo fa storia a sé e per questo motivo non sono mancati gli ottimisti.

La view dei broker

Primo fra tutti Wedbush che ha dato alle azioni di Uber un rating Outperform (t.p 65 dollari). Non solo, ma sempre secondo Wedbush, Uber sarà per il trasporto urbano privato quello che Amazon è stato per l’e-commerce, Facebook per i social media e Netflix per lo streaming. E ancora: Uber non solo può contare su una posizione leader nel settore ma anche su una fidelizzazione che ha portato il marchio ad essere sinonimo del fenomeno del ridesharing. Sempre secondo Wedbush si parla di un mercato potenziale di 5,7 mila miliardi di dollari a livello globale, cifra che cresce ulteriormente si si pensa anche al trasporto di cibo e di merci.

Chi ha puntato su Uber

Tornando alle cifre del debutto, complessivamente Uber ha raccolto quasi 30 miliardi (29,9 miliardi di dollari) di cui 14 miliardi in equity funding. Ma contemporaneamente ha destato anche l’attenzione di molti investitori. In primis SoftBank con il suo 16,3% dell'azienda arrivato dopo aver investito 7 miliardi nel 2017. Il suo investimento nacque con azioni quotate a 33 dollari e, adesso, con un valore di (forse) 50 dollari. Tradotto in numeri: oltre 11 miliardi in più. Ma azioni in seno ad Uber ci sono anche Alphabet e Travis Kalanick, il fondatore ed ex Ceo, con l'8,6% della società. Per non dimenticare Jeff Bezos che, con la solita lungimiranza che lo contraddistingue, investì in Uber già nel lontano 2011.

Autisti in sciopero

E sarà proprio lui a guadagnarci di più: i suoi 3 milioni di dollari di allora potrebbero diventare 400. Non mancano però le polemiche: il giorno del debutto di Uber vede anche lo sciopero degli autisti in tutto il mondo, colpiti da una concorrenza apparentemente sleale di un fenomeno che il settore non ha saputo gestire ed organizzare. La richiesta degli scioperanti? Più sicurezza e garanzie economiche.

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