Tassi negativi: banche europee a rischio

Le banche europee potrebbero essere a rischio di fallimento se i tassi negativi continuano. Non usa mezzi termini Simon Baptist, capo economista globale dell’Economist Intelligence Unit, secondo cui le politiche accomodanti delle banche centrali potrebbero, alla lunga mettere in difficoltà i singoli istituti.

Il settore bancario

Questo perché il settore è già sotto pressione, reduce da una serie di provvedimenti per riuscire a mettere in sicurezza i conti. Tagli dei costi, delle sedi e rafforzamenti sul fronte dei capitali che si sono inseriti, a loro volta, in un panorama reso ancora più difficile dal progressivo taglio dei tassi di interesse. Un ultimo colpo che ha limitato ancora di più il margine di guadagno degli istituti di credito. Non ultima la minaccia della fintech.

Baptist non ha dubbi: se i tassi continueranno ad essere così bassi o al di sotto dello 0, non tutte le banche riusciranno ad essere redditizie e a correre sul mercato come fino a 10 anni fa. Un problema non indifferente per chi, come Piazza Affari, vede gli istituti di credito tra le colonne portanti del Ftse Mib. Inoltre è da sottolineare che ai tassi ai minimi storici si aggiunge, come zavorra ulteriore, anche un calo della domanda di credito. 

Le prospettive

Venerdì la BCE ha ridotto il tasso di deposito principale di 10 punti base portandolo a -0,5%, un minimo storico che segue il precedente di 0,4%. In altre parole le banche che parcheggiano i propri capitali alla Bce dovranno pagare una penale. Una decisione che nasce dalla necessità di far circolare maggiormente il denaro all’interno della zona euro, come previsto dal più ampio piano di stimolo della Bce. Un trend, quello dei tassi negativi, che è iniziato nel 2012 con i tassi a 0 per poi procedere in territorio negativo, per la prima volta, nel 2014. Il problema maggiore è che, sebbene difficile, non è da escludere un fallimento da parte di un grande istituto europeo; in questo caso, precisa Baptist, non ci sarebbero grandi margini di azioni per compensare le conseguenze.

Una conferma arriva anche da altre parti. Infatti, stando ad uno studio McKinsey nel 2008 l'Europa occidentale rappresentava circa il 25% dei profitti netti a livello mondiale mentre oggi non arriva a un ottavo. Chi invece ha registrato un rally è stata la Cina che, nello stesso periodo, ha quadruplicato gli attivi.

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