Svalutazione yuan: interviene la Banca Centrale Cinese

Ieri le autorità cinesi hanno permesso che lo scambio yuan-dollaro scendesse ampiamente al di sotto della soglia fissata di 7 contro 1. Una decisione che ha portato all’indebolimento dello yuan e alle accuse, da parte della Casa Bianca.

Cina “manipolatrice di valuta”

Infatti dagli Usa, Pechino è stata definita “manipolatrice di valute”, definizione alla quale Pechino, per il momento, ha preferito non rispondere attuando, però, un intervento da parte della banca centrale. L’istituto, infatti ha stabilizzato il cambio con il dollaro a 7,069 permettendo così alla borsa giapponese di riafatare arrivando da un -2% ad un -0,65%. Un allentamento della tensione che ha permesso una ripresa anche per la maggior parte dei mercati asiatici. Una serie di chiusure negative ha contraddistinto la giornata di ieri con il crollo non solo delle borse europee ma anche di quelle statunitensi, basti pensare al -3,5% del Nasdaq. Tensione che, però, resta comunque alta dal momento che il governo cinese ha confermato lo stop sugli acquisti di prodotti agricoli dagli Stati Uniti come ulteriore rappresaglia dopo le minacce di nuovi dazi al 10% dal 1 settembre sull’ultima tranche da 300 miliardi di merci cinesi ancora libera da tariffe doganali.

Le ritorsioni in arrivo

Bisogna però sottolineare il fatto che, qualora dovessero aumentare le misure protezionistiche da parte di Washington, cosa che per Morgan Stanley è ampiamente probabile, non è da escludere che il gigante asiatico scenda in campo. Così come non è da escludere che a loro volta gli Usa possano mettere in campo soluzioni per far cadere il dollaro statunitense. Creando quindi tutti i presupposti per un intervento della Federal Reserve. Il rischio è che tutto ciò possa trasformarsi in una sterile disputa bilaterale le cui conseguenze, in maggioranza negative, si avvertiranno a livello mondiale.  Intanto il rappresentante del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato ieri che il segretario Steven Mnuchin si impegnerà con il Fondo monetario internazionale (FMI) affinchè venga eliminato quello che gli Stati Uniti hanno definito un “vantaggio competitivo sleale” creato dalla Cina.

Il punto di vista cinese

Ben diverso, invece, come è facile immaginare, il punto di vista cinese. La stampa locale, infatti, da sempre vista come portavoce del governo ha definito le considerazioni statunitensi come “atti irresponsabili” “che mostrano che gli Stati Uniti  ignorano la giustizia e minano l’onestà” (People’s Daily). Non solo, ma sempre la stessa testata, il People’Daily ha aggiunto che Washington ha “deliberatamente distrutto l’ordine internazionale”. La guerra commerciale tra Usa e Cina si sta trascinando tra alti e bassi ormai da circa due anni anche se le mire contro Pechino fanno parte del repertorio di Trump dai tempi della sua campagna elettorale. E’ stato infatti anche grazie al protezionismo che l’attuale presidente è riuscito ad arrivare alla Casa Bianca facendo leva in particolar modo sul bacino degli operai del midwest, prime vittime dei tagli di costi dettati dalla concorrenza cinese, ma anche sugli agricoltori.

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