Si riaccende la guerra dei dazi: la view di Goldman

La minaccia di una nuova e inattesa escalation sui colloqui commerciali Usa-Cina, potrebbe essere la prova che la guerra dei dazi ha raggiunto un punto critico.

Una situazione critica

Questa in estrema sintesi, la prima considerazione di Goldman Sachs sulla decisione del presidente Usa Donald Trump di ripristinare già da venerdì quelle tariffe commerciali al 25%, inizialmente sospese, su 200 miliardi di merci importate da Pechino. Una decisione che, scattata alla fine di febbraio, fu presa per dare tempo ai funzionari di portare avanti i colloqui e di raggiungere un’intesa nel miglior modo possibile. Intesa che, secondo Trump, è troppo lenta nell’arrivare.

Pechino sotto pressione

Per questo motivo l’inquilino della Casa Bianca ha deciso per ulteriori dazi su circa 325 miliardi di beni cinesi. Una strategia, secondo il suo entourage, utile per mettere sotto pressione la controparte. Una mossa che, però, potrebbe far avere un risultato diametralmente opposto. Infatti da Pechino fanno sapere che, invece, potrebbero decidere di abbandonare il tavolo della trattative. Decisivo, quindi, l’appuntamento dell’8 maggio, mercoledì, quando i rappresentanti cinesi faranno tappa a Washington. Qualora il viaggio venisse cancellato, sarebbe la prova decisiva del crollo di tutte le aspettative che, finora, hanno sorretto i mercati.

La view di Goldman

Per Goldman c’è una possibilità del 40% di un’escalation nella vicenda. Nelle ultime giornate, infatti, da entrambe le parti erano state avanzate addirittura ipotesi di un accordo pronto ad essere chiuso entro venerdì. Peccato che alcuni punti di vitale importanza, come ad esempio l’annosa questione del furto di proprietà intellettuale non fossero state ancora definitivamente risolte. Nel caso in cui dovesse riaccendersi la guerra commerciale tanto temuta sui mercati e Trump effettivamente imporre i dazi da lui decisi , praticamente tutte le merci in arrivo dalla Cina agli Usa sarebbero a questo punto, coperte da dazi.

Evidentemente le dichiarazioni sempre più ottimiste dei delegati da entrambe le parti, erano forse troppo ottimistiche rispetto alla realtà dei fatti.

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