Scontro Usa-Cina: Pechino resta più forte

Pechino non si è fatta spaventare da un tweet di Trump. O per meglio dire: non si è fatta saltare i nervi come inizialmente temuto. La dimostrazione sta nel fatto che i vertici hanno confermato l’arrivo, previsto per domani, della delegazione cinese a Washington. Un segnale forte non solo di maturità ma anche di rassicurazione per i mercati. Nel frattempo la People’s Bank of China ha annunciato una nuova serie di politiche di facilitazione per i prestiti alle piccole imprese.

Pechino: nervi saldi

A poco, dunque, sono servite le minacce della Casa Bianca di voler confermare l’aumento (in realtà rinviato poco più di un mese fa) delle  tariffe sulle merci cinesi, tariffe che passerebbero dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di merci. E ancora meno, quelle di altri dazi su ulteriori $ 325 miliardi di importazioni da Pechino. Immediata la reazione dei mercati cinesi che hanno perso oltre i 5% in media, così come anche quelli europei. Ma, a differenza dei primi, quelli del Vecchio Continente, anche grazie al fuso orario che ha permesso di avere maggiori elementi di considerazione, sono riusciti ad arginare le perdite. Tanto che l’ultima a chiudere, sempre in ordine di tempo, e cioè Wall Street, sebbene in negativo, si è fermata ad un passivo dello “zerovirgola”.

Gli impatti delle minacce

A vantaggio di Pechino, oltre che i numeri a livello internazionale, anche una situazione politica stabile (per non dire granitica) che permette di sopperire ai punti deboli dell’economia. Per quanto riguarda i numeri, l’impatto dei dazi sui 200 miliardi arriverebbe, stando alle analisi di The Economist Intelligence Unit, allo 0,2%-0,3%. Il rischio più grande è che Trump decida di adottare la politica delle tariffe commerciali su tutte le merci importate da Pechino. Il che non permetterebbe alla nazione asiatica di mantenere la crescita del Pil nemmeno nella parte bassa del range previsto per il 2019, cioè il 6%. Nel 2018 il risultato finale ha visto una crescita pari al 6,6%, il dato peggiore dal 1990. Ad ogni modo sembra che, complici gli stimoli monetari e le facilitazioni per i prestiti alle imprese, il 2019 sia partito bene con un Pil al primo trimestre pari al 6,4%.

Pil a confronto

Un risultato accompagnato anche dalle cifre relative alle vendite al dettaglio e alla produzione industriale che hanno superato le aspettative. A questo punto il dubbio. Da un lato c’è un presidente statunitense incoraggiato da una nazione che nei primi tre mesi dell’anno ha visto una crescita pari a +3,2% (oltre ogni più rosea aspettativa) ma che rischia di non mantenere questi livelli. Dall’altra il suo omologo Xi Jinping che osserva compiaciuto la stabilizzazione dell’economia cinese. Partendo da questo quadro, quanto sarà disposta, Pechino, ad assecondare i capricci di Trump?

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3 - Commenti

andrea bardelli - 07 maggio 10:20 Rispondi

La battaglia di  Trump è giusta nel principio, ad es. La tutela della proprietà intellettuale .

Però è troppo umorale e voltafaccia  per non fare danni.

La strategia negoziale degli USA mi ha lasciato perplesso: rilasciare continui annunci di imminenti accordi ha indebolito la loro posizione.

Poi all'improvviso dietrofront: scatteranno i dazi da venerdì.  Mah!

Antonio Rossi - 08 maggio 13:29 Rispondi

Gentile Rosanna, che bella sorpresa trovarla qua. La leggevo sempre su un altro sito. Le sue considerazioni sempre interessanti,coi ragazzi bravissimi nell'operatività di trading, nessuno è meglio d'investire.biz. Un abbraccio

Antonio Rossi - 08 maggio 15:14 Rispondi

Rossana. Scusi.