Sarà l’agricoltura l’arma della Cina contro gli Usa

In molti temevano i bond, invece la Cina, come arma contro gli Usa, sfrutterà le ritorsioni in campo agricolo.

L’allarme di Summers

Indubbiamente gli ultimi sviluppi sui mercati hanno suggerito a molti una grande prudenza. Ma per alcuni il momento potrebbe essere addirittura, finanziariamente parlando, il più pericoloso dal 2009. Secondo infatti Larry Summers, ex segretario del Tesoro Usa, i mercati stanno suggerendo che potrebbe esserci il più alto rischio di recessione dal 2011. L’oro ha toccato il massimo da sei anni mentre le borse statunitensi hanno visto la peggiore seduta dell’anno proprio lunedì scorso. Troppe le preoccupazioni in arrivo con l’inasprimento delle tensioni tra Usa e Cina. Non si tratta più, infatti, di una serie di schermaglie come finora è stato, schermaglie che, a prescindere dalla superficialità o meno hanno comunque avuto il loro impatto sulle quotazioni. Adesso si è passati dalle parole ai fatti.

Il punto debole: l’agricoltura

Dopo le minacce di nuovi dazi da parte di Trump sulle merci in arrivo dalla Cina e in particolare sull’ultima tranche da 300 miliardi di dollari rimasta libera da tassazione, Pechino ha deciso di rispondere con uno stop agli acquisti di prodotti agricoli statunitensi. Un colpo molto più forte di quanto si possa pensare visto che si tratta di un settore, quello agricolo, che negli Usa attualmente è in grave difficoltà. Infatti, a prescindere dalla disputa con la Cina, restano ancora i patti commerciali con Canada e Messico che devono ancora essere ratificati. In altre parole: su quei fronti i progressi languiscono.

I problemi degli agricoltori statunitensi

Il reddito agricolo netto degli Stati Uniti ha registrato una fase calante che dura da ben sei anni, quindi da prima dell’entrata in scena di Trump, della questione NAFTA, del protezionismo di Trump e di Trump stesso alla Casa Bianca. Numeri alla mano si parla di un calo del 45% del reddito agricolo netto, secondo quanto reso noto dal Dipartimento dell’Agricoltura.

A questo si aggiunga il fatto che, in quest’ultimo anno, gli agricoltori hanno dovuto fare i conti con la peste suina africana che ha portato alla morte di migliaia di capi, cancellando letteralmente la domanda mangimi a base di soia di cui si nutrono i maiali negli allevamenti. Da qui la necessità, da parte delle autorità statunitensi, di elargire aiuti e finanziamenti per 16 miliardi di dollari come forma di sostegno per il settore. Una forma di assistenzialismo che in molti non hanno apprezzato e che, a prescindere da tutto, sicuramente non potrà essere attuata come forma di sostegno permanente.

Il peso della Cina

Pechino, infatti, è il quarto maggiore cliente di Washington, dietro Canada, Messico e Giappone: nel 2018 ha comprato il 60% della produzione di semi di soia americani. Per questo motivo la decisione di Pechino di fermare gli acquisti dagli Stati Uniti potrebbe essere un colpo devastante in un anno già difficile per i prezzi delle colture e delle materie prime. Un primo esempio arriva proprio dalle quotazioni della soia a stelle e strisce, scesa del 9% dall’inizio della guerra dei dazi.

Non solo, ma le conseguenze potrebbero rivelarsi molto pesanti anche su altri settori. Avendo meno guadagno dalla soia, gli agricoltori preferiranno piantare altro, creando un surplus di offerta e, conseguentemente, un crollo dei prezzi. Una reazione a catena che, alla fine si abbatterà direttamente sul prodotto interno lordo, sulle singole industrie operanti nel settore agricolo e nell'indotto, arrivando, in ultima analisi, ad intaccare i numeri del mondo del lavoro. Nello specifico, proprio quella categoria di elettori che, a suo tempo, ha sostenuto Trump nella sua elezione permettendogli di entrare alla Casa Bianca.

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Lorenzo Spada

Lorenzo Spada - 07 agosto 10:31 Rispondi