Sabato l'incontro Trump-Xi: sul tavolo il rischio recessione

Sabato, durante il vertice del G-20, ci sarà il tanto agognato incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Cina Xi Jinping. I mercati sperano, per lo meno, in una ripresa dei colloqui. Anche perchè sul tavolo delel trattative c'è anche il pericolo di una possibile recessione mondiale. 

L'incontro decisivo

L'incontro di sabato rappresenta a tutti gli effetti un momento cruciale che potrebbe influenzare direttamente l’andamento dei mercati e avere impatti immediati sull’economia globale per tutta la seconda metà dell’anno. Infatti attualmente i mercati stanno inglobando una risoluzione positiva dell’incontro, anche perché l’importante sarebbe riavviare i colloqui. Troppe le differenze ancora sul tavolo per garantire una firma su un trattato ancora lontano dall’arrivare. Certo è che, però, la ripresa dei colloqui interrotti all’inizio di maggio, sarebbe già di per sé un evento positivo. Ma a prescindere da questo il rallentamento dell’economia mondiale ormai innegabile, a sua volta peggiorato anche dalla questione delle tariffe, potrebbe continuare ad erodere fiducia e risorse. Per lo meno fino a quando non ci sarà un vero e proprio accordo.

La view di Ubs

Per questo motivo c’è chi pensa che, qualora l’incontro si risolvesse in un nulla di fatto, o peggio ancora in un aumento delle tensioni, il mondo potrebbe essere addirittura a rischio recessione. A sottolinearlo sono gli analisti di UBS i quali, in caso di una fumata nera, temono un rallentamento della crescita mondiale simile ad una recessione. In altre parole se la guerra commerciale dovesse intensificarsi,”la crescita globale arriverebbe a perdere 75 punti base nei successivi sei trimestri”. Una piccola recessione, simile alla crisi dell’Eurozona o al crollo del petrolio nel metà degli anni ’80. Verosimilmente i mercati dovrebbero reagire positivamente di fronte ad uno scenario più positivo o, per lo meno, collaborativo da entrambe le parti, reazione che si concretizzerebbe in un rally azionario e in un rimbalzo del dollaro. 

Siamo già in recessione?

C’è, invece, chi va oltre e parla di una recessione già in atto. E’ il caso dell'economista Gary Shilling il quale non ha esitato a dichiarare: "Penso che probabilmente siamo già in una fase di recessione”. Anche in questo caso sono le cifre a parlare, nello specifico quelle del PIL reale statunitense. Stando alle sue previsioni, si assesterebbe tra 1,5%-​​2%, e 3,5%-4%. Se poi oltre alle già note incognite si dovesse aggiungere anche un calo dell’inflazione, allora ci potrebbe essere un coinvolgimento anche sui bond con i Treasury (a 10 anni) che scenderanno all'1% di rendimento e il trentennale al 2%.

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