Rivoluzione in casa Deutsche Bank

Ristrutturazione drastica per Deutsche Bank. Da qualche tempo Deutsche Bank è al centro delle cronache finanziarie. Dopo i rumors, poi smentiti, di una sua possibile fusione con Commerzbank, adesso il gigante del credito teutonico deve mettere realmente mano alla sua struttura interna e decidere la sua strategia di rilancio.

La strategia di rilancio

Taglio dei costi e dei rischi, ottimizzazione delle risorse e degli investimenti oltre che e revisione del top management. Queste le prime decisioni che sono scaurite dal consiglio di amministrazione straordinario che ha varato una serie di decisioni. Prima fra tutte la ristrutturazione dei vertici. Dopo Garth Ritchie, capo della CIB, andranno via anche Sylvie Matherat e Frank Strauss, rispettivamente responsabile di regolamenti e compliance, e capo del retail. Cambia anche la struttura interna che arriverà ad avere quattro divisioni invece delle attuali 3. 

Licenziamenti in vista

Ma come spesso accade, a pagare il prezzo più alto saranno i dipendenti. Infatti sono previsti tagli al personale pari a 15.000-20.000 posti di lavoro (la cifra orientativa si attesta intorno ai 18mila licenziamenti) entro i prossimi 3-5 anni. Il tutto oltre alla cessione di diversi asset (sia in bonis che in perdita) no-core. Non solo, ma ci sarà anche una forte riduzione delle attività da parte del ramo investimenti. In quest’ultimo caso si parla di un taglio del 40% degli asset allocati in corporate e investment banking oltre all’uscita dal Global equity.

I punti deboli di Deutsche Bank

Queste sono solo alcune delle misure più importanti che la banca tedesca adotterà senza chiedere l’intervento di stato e nemmeno quello dei propri azionisti per una ricapitalizzazione. Una decisione improrogabile per riuscire a mantenere quell’attivo sui bilanci, arrivato dopo 4 anni di conti in rosso. Ma anche per mantenere, se non addirittura riconquistare, credibilità a livello europeo. Infatti il rapporto costi/ricavi superava il 93%, un livello troppo alto che non poteva essere ridotto al 65% come promesso a meno di misure draconiane come quelle annunciate. A peggiorare le cose anche il rallentamento economico più lungo e incisivo del previsto che potrebbero presto portare la Bce a tagliare i tassi molto presto. A ulteriore discapito dei margini di guadagno, a loro volta messi sotto stress anche dalle TLTRO. 

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