Recessione in arrivo? I segnali di pericolo

I cosiddetti indicatori di recessione mostrano i segnali di un rallentamento economico causato da un calo della crescita a livello mondiale che a sua volta trova un notevole rafforzamento nella crisi commerciale tra Usa e Cina.

La posizione delle banche centrali

Un rallentamento che è stato notato da tutte le più grandi organizzazioni internazionali e dalle stesse banche centrali le quali, Bce in testa, hanno dichiarato di essere pronte a prendere tutte le misure necessarie. Per quanto sta accadendo ma soprattutto per quanto sembra accadrà nel prossimo futuro. Ma se la Bce da tempo ha annunciato le sue intenzioni, la Fed è passata ai fatti con il primo taglio sul costo del denaro.

I dubbi di Powell

Alleggerire il costo del dollaro è una decisione che solitamente si prende in caso di economia stagnante o in pericolo. Un taglio che, tra l’altro, è arrivato non senza polemiche e dubbi. Le polemiche sono quelle sollevate dal presidente Usa Donald Trump che ha accusato la Fed e il suo governatore Jerome Powell, di passività. I dubbi sono quelli dello stesso Powell come anche di alcuni membri del FOMC, il braccio operativo della Fed, i quali nell’ultima riunione di luglio si erano espressi contro un taglio dei tassi.

L’economia Usa

Di fatto, l’economia Usa non è in crisi, semmai è in pericolo dal momento che il panorama internazionale rischia di contagiarla. Ma allo stato dei fatti, sebbene ci siano alcuni segnali negativi, non ci sono allarmi eclatanti come a suo tempo fu con la Grande Recessione del 2008. Di fronte a questa situazione, quindi, molti rappresentanti Fed non hanno trovato come giustificare un taglio del costo del dollaro. Unica “scusante” potrebbe essere il trend mondiale che ha portato moltissimi istituti ad alleggerire i costi di prestiti e finanziamenti.

Polemiche con la Fed

Il che andrebbe a rafforzare la tesi di chi consiglia alla Fed di fare di più, se non altro come misura di prevenzione contro una recessione in arrivo. Si tratta, ad ogni modo, di segnali la cui valutazione oggettiva è assai difficile ed è per questo motivo che analisti e gestori non sono d’accordo su quanto sia sana o meno l’economia americana. Non bisogna infatti dimenticare che Wall Street è reduce dal più lungo bull market della storia, un rally che le ha permesso più volte di ritoccare i massimi storici su tutti e tre gli indici principali.

La curva dei rendimenti

Un altro indicatore di una possibile recessione in arrivo, forse il più conosciuto, è quello della la curva dei rendimenti. La recente inversione ha portato i rendimenti del decennale ad un livello inferiore a quello della scadenza a due anni mentre in un mercato sano, dovrebbe essere l’esatto contrario. Un fenomeno che si è verificato diverse volte nelle ultime due settimane e che da sempre è visto come un segnale affidabile.

La crescita

C’è poi la questione del prodotto interno lordo. Il calo, evidente ovunque, lo è anche negli Usa, con la differenza che, precedentemente, il PIL era in crescita. Numeri alla mano nel secondo trimestre Washington è arrivata al 2%, come confermato dal Dipartimento del Commercio. In altre parole, il tasso di crescita più basso dal quarto trimestre del 2018 e in calo rispetto al 3% visto nel primo trimestre.

PMI e stime di crescita

Il tutto senza dimenticare che le stime di crescita degli utili sono diminuite drasticamente quest’anno. Fonti FactSet, parlavano, a dicembre, di utili sull’S&P 500 del 7,6% circa mentre ora non si va oltre il 2,3%. Sempre in ambito di numeri, il PMI manifatturiero statunitense di agosto è stato di 49,9 punti, in netto calo rispetto al 50,4 di luglio e soprattutto al di sotto dei 50 punti, livello spartiacque tra la crescita e la stagnazione. Non accadeva dal settembre 2009,Non volendo citare l cifre, basti pensare al barometro per eccellenza dello stato di salute dell’economia: il rame. In sei mesi si è visto un calo del 13%. Il tutto mentre l’oro, bene rifugio, è salito del 20% da maggio.

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1 - Commento

andrea tibaldo

andrea tibaldo - 03 settembre 10:25 Rispondi