Raffica di tagli sui tassi dalle banche centrali mondiali

Dopo la Fed con il suo quarto di punto, anche le altre banche centrali hanno dato il via ai tagli sul costo del denaro. Il che fa pensare che qualcosa stia succedendo.

Il trend mondiale

A prescindere da quanto dica Jerome Powell, governatore della Federal Reserve statunitense, il trend che si sta evidenziando a livello mondiale, almeno per quanto riguarda la maggior parte delle politiche monetarie, sembra essere quello di un accomodamento. E anche di vaste proporzioni. Infatti da ieri le banche centrali della Nuova Zelanda, dell’India e della Thailandia hanno annunciato tagli ai tassi di interesse più ampi del previsto. Nello specifico la Reserve Bank of India ha abbassato il costo del denaro di 35 punti base per la quarta volta quest’anno. Quasi contemporaneamente la Reserve Bank of New Zealand ha a sua volta limato il livello ufficiale portandolo al minimo storico dell’1%. In altre parole un taglio di 50 punti base, addirittura il doppio di quanto previsto dagli analisti. E ancora. La Bank of Thailand ha agito persino a sorpresa con un taglio di 25 punti base. Una decisione che, per quest’ultima, non accadeva dal 2015.

Le paure degli investitori

Alla base di questa serie di strategie, che come detto, in alcuni casi hanno preso in contropiede la comunità degli esperti, rimangono ancora le grandi preoccupazioni circa le prospettive di crescita economica mondiale. A questo si aggiungano quelle che riguardano il pericolo della disinflazione, ovvero l’abbassamento progressivo del costo della vita, fino al suo annullamento. Un vantaggio solo apparente per i consumatori. Infatti la mancanza di margini per le aziende costringe solitamente a strategie di taglio sui costi, prima fra tutte la diminuzione della forza lavoro (alias licenziamenti in massa) come anche lo stop ad investimenti, ricerca, innovazione  e, quindi, ad assunzioni. Preoccupazioni che, dopo le recenti escalation tra Usa e Cina, hanno fatto aumentare ancora di più le paure di una possibile recessione.

Lo schiaffo Brexit

Infatti il timore principale è che, per diversi motivi contingenti, non siano solo i blocchi di Usa e Cina a dover ricevere supporto dalle politiche finanziarie delle rispettive banche centrali, ma anche altre zone del mondo. Mettendo da parte la già nota questione europea, da tempo sotto lo schiaffo di una Brexit che si avvicina sempre più minacciosa ed oscura, restano anche altre aree geografiche che, come l’India, dopo una fase di crescita molto forte, devono ora affrontare incognite altrettanto poderose.

Oro e bond

Tutto questo, unito anche all’incertezza di un panorama zavorrato dalla guerra commerciale, ha portato gli investitori a traghettare i capitali verso i classici beni rifugio: oro e bond. Conseguenza: oro ai massimi da oltre 6 anni, con annesso superamento della barriera dei 1.500 dollari l’oncia. Bund tedesco a -0,6% con punte di -0,117%, minimo storico, sulla scadenza trentennale. Ma non sono i soli tra i bond a registrare questo trend: i Treasury degli Stati Uniti (quelli con scadenza a 10 anni) sono scesi al minimo da ottobre 2016, mentre i rendimenti di Regno Unito, Nuova Zelanda e Paesi Bassi hanno anche toccato livelli minimi da record.

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Filippo Cova

Filippo Cova - 08 agosto 10:50 Rispondi