Piazza Affari: prime avvisaglie di tempesta

La nota di aggiornamento al DEF

La nota di aggiornamento al DEF è stata salutata dai mercati con freddezza, il benestare dell'Europa non è bastato a dare vigore a Piazza Affari che oggi è abbattuta da una pioggia di vendite. In particolar modo nel comparto finanziario, nonostante lo spread risulta stabile e sotto controllo, le banche non hanno festeggiato, anzi il listino segna rosso per quasi tutti gli istituti creditizi eccezion fatta per Banco Bpm e Ubi sui rumors di una possibile aggregazione.

L'ISM americano delude i mercati

In realtà ciò che succede al di fuori dei confini influenza oltremodo negativamente il FTSE MIB, l'indice manifatturiero americano, che riguarda gli ordini di acquisto delle aziende Usa è risultato ieri particolarmente depresso, solo 47,80 a fronte di previsioni di 50,4. Tale livello fa accendere delle pericolose spie che fanno pensare ad una possibile recessione della principale potenza mondiale che farebbe da traino a tutte le borse mondiali.

Le paure di un'hard Brexit sono sempre presenti

A rincarare la dose ci pensano le incertezze legate a Brexit, Boris Johnson presenterà al Parlamento inglese un piano di accordo che mira a trovare una soluzione migliore di quanto non sia stato fatto in passato. Ma fin quando il Parlamento non lo sostiene e la cosa non passa al vaglio della Commissione Europea la situazione rimane in bilico e ai mercati non piace l'incertezza.

Cosa farà davvero la Banca Centrale Europea

Mario Draghi ieri sera ad Atene ha dichiarato che i governi dell'Eurozona devono stimolare gli investimenti con politiche fiscali adeguate, la cosa ha fatto pensare agli operatori che la BCE non ha intenzione per il momento di allentare ulteriormente la sua politica monetaria, quindi hanno reagito vendendo i titoli finanziari che avevano in portafoglio.  Inoltre aumentano le tensioni interne all'istituto di Francoforte, dopo le dimissioni del membro tedesco del comitato esecutivo, Lautenschlaeger, pertanto restano aperti i dubbi su come Christine Lagarde saprà ricucire lo strappo tra falchi e colombe.

La crescita in Europa latita

Preoccupazioni arrivano anche dalla Germania, la principale forza motrice dell'economia UE. I principali istituti tedeschi hanno abbassato stamattina le stime di crescita passando dallo 0,8% allo 0,5% per l'anno in corso e dall'1,8% all'1,1% per l'anno venturo. Questo non è molto incoraggiante perché vorrebbe dire che gli altri paesi ne risentirebbero in modo particolare e in un contesto generale di crescita zero l'Italia non dormirebbe sonni tranquilli.

Conclusioni

Il termometro della situazione, insomma, è parecchio surriscaldato e la sensazione di fondo è che una tempesta sui mercati si possa abbattere da un momento all'altro se determinate nubi all'orizzonte non avranno una schiarita. Una situazione che sfugge di mano probabilmente richiamerebbe all'ordine tutti i protagonisti coinvolti e bisognerebbe capire se saranno ancora una volta le banche centrali a dover togliere eventualmente le castagne dal fuoco.

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