Per gli analisti il rally di questi giorni è immotivato

Nessuna base concreta giustifica il rally sull’azionario visto in queste ultime ore su Wall Street e, di conseguenza, anche sul resto dei mercati europei.

Il quadro della situazione

In realtà quello che gli esperti stanno osservando non è altro che un andamento dettato dal cosiddetto parco buoi, investitori che seguono il trend senza un motivo preciso. Andamento che guarda alla Fed come unico catalizzatore. Alla fine, però, a dare una spinta ulteriore, quanto altrettanto immotivata, c’è anche l’aspettativa di una soluzione nella sempre più annosa questione dei dazi con la Cina.  Immotivata perché, allo stato dei fatti, non c’è nessun segno chiaro che possa confermare una svolta positiva in questo senso. Unico elemento che fa ben sperare sarebbe l’accordo con il Messico trovato alla fine della settimana scorsa ma nulla ha a che fare con quanto sta accadendo con Pechino. Il fronte cinese, infatti, si caratterizza ogni giorno per diverse novità, tutte potenzialmente negative.

Le dichiarazioni di Ross

L’ultima in ordine di tempo le dichiarazioni del ministro del commercio statunitense Wilbur Ross secondo cui le azioni intraprese dall’amministrazione Trump contro i giganti della tecnologia cinese Huawei e ZTE sono più che giustificate. Stando alle sue affermazioni, infatti, entrambi i soggetti rappresenterebbero fonte di possibili rischi per l’economia nazionale.
Le azioni intanto continuano a segnare rialzi continuati nonostante tutti i problemi che hanno perseguitato il mercato dall’inizio di maggio.

Cosa sta succedendo?

In breve i fatti. Dopo una fine del 2018 estremamente pessimista, l’anno nuovo si è aperto con un’impronta più rassicurante anche grazie al nuovo approccio dovish della Fed. Un approccio che è stato implementato anche da Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, che la scorsa settimana ha dichiarato che la Fed agirà in modo appropriato per sostenere l’espansione. Da qui una probabilità del 70%, secondo i trader, di un taglio dei tassi a luglio mentre per la fine del 2019 si aspettano addirittura tre tagli. Una teoria, quest’ultima, che viene sostenuta da una probabilità del 60%.

Ma in questo caso ci sarebbe anche l’ammissione indiretta di un’economia in recessione. Sullo sfondo resta la più grande incognita, quella rappresentata dalla sfida dei dazi tra Usa e Cina. Nulla sembra far pensare ad una svolta positiva in tempi brevi.  Anzi, proprio il presidente Usa Donald Trump ha fatto sapere che se il suo collega cinese Xi Jinping non parteciperà al summit dei G20 che si terrà in Giappone alla fine del mese, le tariffe minacciate potrebbero non solo essere attuate, ma anche in anticipo.

Dati macro

Questa la base sulla quale è nato un rally che, come se non bastasse, non è supportato nemmeno da dati macro incoraggianti. I nuovi posti di lavoro sono crollati in maniera verticale a maggio. Un elemento che non ha fatto altro che alimentare le certezze di un imminente taglio dei tassi. Un altro campanello d’allarme? Per chi ancora avesse bisogno di altri indizi ecco l’inversione della curva dei rendimenti. Il decennale ha un rendimento inferiore a quello della scadenza a tre mesi. Ovviamente non è il benchmark di riferimento diretto e nemmeno una prova matematica ma, come detto, si tratta di un campanello d’allarme. Uno dei tanti.

1 - Commento

Silvio Luppi - 12 giugno 14:48 Rispondi

Complimenti per l'articolo molto interessante!!