Ora Trump se la prende anche con il Messico

Il 5 maggio un tweet del presidente Usa Donald Trump, a mercati chiusi, fu capace di sconvolgere le borse internazionali per settimane (e ancora lo sta facendo).

Il ritorno dell'incertezza sui mercati

Quando la calma - forse - sembrava essere tornata, ecco un altro tweet, sempre del presidente Trump, che potrebbe creare nuovamente il caos. Stando a quanto comunicato dall’inquilino della Casa Bianca, dal 10 giugno il Messico potrebbe subire dazi del 5% su tutti i beni esportati a Washington. Il problema? Questa volta sono i migranti. Se la nazione centroamericana, infatti, non adotterà misure per limitare l’afflusso di migranti irregolari. Non solo, ma qualora non venissero presi provvedimenti, Washington potrà deliberatamente aumentare le tariffe fino ad arrivare al 25%.

Chi perde con le nuove tariffe

Di fronte a questo nuovo elemento, le borse asiatiche non hanno potuto far altro che registrare il colpo e virare in negativo, all’insegna di una ormai cronica debolezza. A rimetterci è stata più che altro l’industria automobilistica giapponese con impianti di produzione in Messico. Ma il Giappone ha perso altra competitività anche a causa di uno yen in rafforzamento, moneta che rappresenta un bene rifugio ma che, altra faccia della medaglia, rischia di zavorrare l’export nipponico. Intanto il dollaro è salito e mercato dell’oro ha iniziato a risvegliarsi dopo un periodo di torpore, segno che l’incertezza nelle prossime ore potrebbe aumentare. Un tassello imprevisto di un mosaico sempre più complesso, soprattutto in considerazione di quel nuovo patto che era stato firmato ad ottobre dell’anno scorso, da Messico, Canada e Usa. A rischio ora l’intesa, definita USMCA (United States–Mexico–Canada Agreement), che sostituiva il vecchio NAFTA, respinto proprio da Trump perché da lui giudicato ingiusto verso gli States.

Le critiche 

Immediate le reazioni della diplomazia. Le prime dichiarazioni sono quelle di John Negroponte, ex rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l'Onu secondo cui le tariffe annunciate da Trump siano qualcosa di negativo sia politicamente che economicamente. Anche alcuni esponenti repubblicani, quindi dello stesso partito del presidente, hanno giudicata azzardata la decisione, definendola “un uso improprio dell’autorità tariffaria presidenziale” riferendosi al potere di regolare il commercio internazionale in caso di pericolo dato al presidente dall’Emergency Economic Powers Act del 1977. Queste ultime, possibili, tariffe doganali sono ora un vero e proprio cigno nero dopo il quale, a questo punto, non può più escludere nessuno sviluppo. Nemmeno quello di un taglio dei tassi da parte della Fed.

0 - Commenti