Non solo Huawei: in arrivo lo "scisma tecnologico"?

Il divieto imposto dagli Usa di collaborazione con Huawei ha portato Google, Qualcomm e NVIDIA (solo per citarne qualcuno) a bloccare le rispettive collaborazioni. Ma la situazione potrebbe peggiorare nonostante la tregua che durerà fino ad agosto.

Cosa sta succedendo?

Come è noto, l’ultima arma a disposizione degli States, in ordine di tempo, è quella relativa al decreto esecutivo con il quale il presidente Usa Donald Trump vietava alle amministrazioni e alle aziende statunitensi di collaborare con compagnie di “nemici stranieri”. Il riferimento, chiaro ma non ufficialmente esplicito, era alla Cina e, in particolare, a Huawei e ZTE. Immediate le conseguenze che hanno messo in forse la futura produzione di chip e cellulari. Ma questo potrebbe essere il primo passo di una lunga guerra che, da commerciale, rischia di trasformarsi in tecnologica. La blacklist del governo statunitense potrebbe temporaneamente ostacolare Huawei, ma tra le conseguenze ce ne sarebbe anche altre. La prima, la più ovvia, sarebbe quella di interrompere la catena di approvvigionamento tra i grandi nomi, anche in modo permanente.

La rete di fornitori globali

Infatti i contratti chiusi tra fornitori e produttori rientrano in un più vasto ecosistema che si ramifica per l’intero globo terrestre. Il pericolo è quello di una possibile frammentazione del mercato e la nascita di due distinte (e costose) catene di approvvigionamento. Un quadro che, sebbene possibile, non sarebbe immediato visti i collegamenti ancora molto forti tra le aziende di entrambe le parti. L’unica speranza è che la tregua di 90 giorni possa rimettere in moto i colloqui, cosa al momento ancora lontana. Ma a prescindere dalla durata dello stop, alcune multinazionali a stelle e strisce, Apple Inc. e Cisco Systems Inc, stanno iniziando a rivedere la loro (a questo punto scomoda) rete di fornitori. Non solo, ma contemporaneamente la Cina ha dato il via ad una serie di iniziative per allentare la sua dipendenza dalla domanda estera.

La vendetta della Cina

La prima iniziativa è stata quella di chiedere proprio a Huawei di produrre chip per le aziende nazionali che, invece, si rifornivano da Washington. Per non farsi trovare impreparata, quindi, l'azienda cinese ha già iniziato lo stoccaggio preventivo. Nel frattempo, sempre Huawei, ha accelerato i piani per progettare chip autonomamente. HiSilicon, la sua sussidiaria di semiconduttori, potrebbe presto diventare uno dei maggiori produttori di chip. I numeri lo confermano: nel 2018 ha regisrato entrate per  $ 8 miliardi. Una crescita netta se si pensa che solo 4 anni fa non arrivava a $ 2,4 miliardi. Una strategia, quella di spingere sull'autonomia, che potrebbe rivelarsi decisiva alla vigilia della diffusione della tecnologia mobile 5G di prossima generazione. Una tecnologia in cui, è bene ricordarlo, Pechino è in vantaggio.

Intanto, però, i consumatori cinesi hanno deciso di boicottare i prodotti Apple a favore di quelli, più economici, delle compagnie locali. Da qui un altro allarme per Washington, ma soprattutto per la "Mela", che potrebbe vedere danneggiate le sue entrate anche nel breve periodo. Un monito per Trump?

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