Non solo Cina: tutti i fronti della Guerra Commerciale

Gli occhi di tutti sono puntati verso la guerra commerciale tra Usa e Cina. Ma non tutti sanno che non è solo Pechino il fronte caldo che Washington si trova a dover gestire. In realtà il Dragone è solo il più noto all’opinione pubblica. Ma non l’unico.

Il quadro della situazione

Al centro di altre dispute, sempre di natura commerciale, anche Canada e dal Messico oltre al Regno Unito, al Giappone e all’Unione Europea. E con tutti deve portare a casa un risultato vincente anche in vista di una possibile rielezione per le presidenziali del 2020. Infatti il tycoon ha deciso che, molto probabilmente, tornerà a correre per un secondo mandato. Una scelta più che comprensibile non solo per l’assenza di avversari degni di nota anche sul fronte democratico, ma per i buoni numeri che offre l’economia. Numeri che, spesso, sono il miglior biglietto da visita per un politico.

Si parte con la Cina

La battaglia di Trump contro quelle che lui stesso definisce “pratiche commerciali sleali” risale al 2016 ma è stato il cavallo di battaglia della sua intera campagna politica. Con la Cina, oltre ai già attivi dazi del 25% su 200 miliardi di merci, si deve ancora decidere per altre imposte su ulteriori $ 325 miliardi di prodotti. Qualora ciò avvenisse, la totalità dei prodotti in arrivo da Pechino sarebbe fortemente tassata. Intanto la Cina ha disposto altrettanti aumenti sul corrispettivo di 110 miliardi di merci in arrivo dagli Usa. Ma, come detto, non sarebbe la sola. Trump ha già applicato dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio in arrivo dall’UE e, nei prossimi giorni, potrebbero arrivarne altre sulle auto europee. L’anno scorso, l’amministrazione Trump ha deciso per altre tariffe (del 25% e del 10% su acciaio e alluminio) anche da Canada e Messico.

Tra Canada e Messico

E anche in questo caso la risposta non si è fatta attendere. Ottawa impose dazi su $ 12 miliardi di esportazioni statunitensi, tra cui whisky e sciroppo d’acero. Il Messico fece lo stesso su $ 3 miliardi di beni americani. Intanto il COngresso non sembra avere fretta nel ratificare il famoso nuovo Nafta che Trump firmò l’estate scorsa per risolvere la querelle fra le tre nazioni. Non sono differenti le questioni con l’Ue. Entro la fine di questa settimana, per la precisione il 18 maggio sempre il presidente dovrà decidere se confermare tariffe doganali per 53 miliardi di dollari di auto europee.

I problemi con l'Ue

Secondo il commissario europeo al commercio, Cecilia Malmstroem, l’amministrazione Trump potrebbe allungare i tempi, in attesa di una chiusura delle trattative con la Cina. Resta poi la questione aperta con Regno Unito e Giappone. Con Tokyo la Casa Bianca spera di chiudere una serie di intese per bloccare i dazi su auto Usa in arrivo nella nazione nipponica. In contemporanea spera di aumentare le esportazioni agricole, settore caro a Trump perché ricco di potenziali elettori.  Con Londra, invece, le cose sono ancora in alto mare. Infatti l’amministrazione Trump sta cercando di capire il destino preciso dell’Inghilterra una volta uscita dall’Unione. La stessa cosa che sta cercando di capire il resto del mondo. E forse anche la stessa Londra.

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