Morgan Stanley: recessione mondiale l'anno prossimo se...

I problemi sui mercati rischiano di intensificarsi. L’Asia prosegue gli scambi incerta con Tokyo che perde oltre 1,2% mentre le paure di una guerra commerciale persistono. Anzi, si rafforzano dopo che il presidente Usa Donald Trump ha minacciato di aumentare i dazi anche al Messico.  

Recessione mondiale entro il prossimo anno? 

Ed è proprio partendo da queste paure che Morgan Stanley avverte: ci sarà una recessione mondiale entro tre trimestri se gli Usa e la Cina continueranno per questa strada. Una strada costellata di toni sempre più duri, una vera e propria escalation fatta di ritorsioni e minacce. Il pericolo, secondo gli esperti della banca statunitense, è che gli investitori stiano sottovalutando le conseguenze. In particolare, gli investitori non considerano l’effetto della riduzione degli investimenti da parte delle aziende, che potrebbe ridurre la domanda globale. Da qui anche un possibile ritorno dei tagli sui tassi di interesse: Morgan Stanley ne vede addirittura due entro il 2019 in caso di intensificazione delle tariffe. 

Il pericolo della politica

Infatti l’opinione comune è che la disputa possa continuare a lungo ma che alla fine verrà trovata un’intesa. Il problema è che questo “durerà a lungo” porta con sé anche molte conseguenze a livello non solo economico ma anche politico. Non bisogna infatti dimenticare che nell’eventualità di una recessione a sua volta causata dai dazi, questa arriverebbe poco prima del 2020, secondo la maggioranza degli esperti, ovvero poco prima delle elezioni presidenziali Usa, in cui parrebbe volersi candidare proprio lo stesso Trump. Un Trump che aveva fatto del rilancio economico statunitense il cardine della propria campagna elettorale. 

Il colpo di scena di maggio 

A maggio, mentre i mercati erano convinti di una firma sul patto che sarebbe stata annunciata entro qualche giorno, il presidente Donald Trump ha sorpreso tutti confermando, invece, la rottura dei colloqui. Secondo quanto da lui dichiarato via Twitter, Pechino avrebbe tentato di cancellare tutti gli accordi sin lì raggiunti assumendo un atteggiamento tale da creare nuove tensioni fra le parti. Risultato: dazi su $ 200 miliardi di merci in arrivo dalla Cina, aumentati dal 10% al 25%. Non solo, ma sono state anche minacciate ulteriori tariffe su $ 300 miliardi di restanti importazioni cinesi. Con il risultato che, qualora queste ultime venissero applicate, tutto l’import da Pechino verrebbe perciò coperto dai dazi.

La view di Morgan Stanley

Troppo per la Cina la quale ha risposto non solo con misure speculare (dazi fino al 25% su 60 miliardi di merci statunitensi) ma anche con un ben peggiore, possibile, boicottaggio sulle terre rare, indispensabili nella progettazione di nuovi strumenti hitech. 

Secondo Morgan Stanley l’esito della guerra commerciale al momento ”è molto incerto”, ma se gli Usa applicheranno le ultime tariffe al 25% sulle importazioni cinesi aggiuntive, “potremmo finire in una recessione in tre trimestri”.

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