Morgan Stanley: c’è il pericolo di una recessione globale

I negoziati tra Usa e Cina non stanno registrando significativi passi avanti, il che fa pensare che ben poche novità positive ci siano all’orizzonte. Ma il peggio potrebbe dover ancora venire. Infatti più il tempo passa e più c’è la possibilità che le minacce di aumento delle tariffe doganali paventato da Trump diventi una realtà effettiva. Il che sarebbe la scintilla nella polveriera dell’economia mondiale.

La view di Morgan Stanley

Questa, in sintesi, la view di Morgan Stanley che vede delinearsi all’orizzonte la possibilità di una recessione. Il 25% di dazi sul restante delle merci cinesi importate (si parla di qualcosa come 300 miliardi di dollari di prodotti) creerebbe le premesse per la tempesta perfetta. Lo scenario è chiarissimo: in un contesto del genere la Federal Reserve taglierebbe i tassi a zero, nuovamente, entro la prossima primavera. E un primo assaggio si è già visto sui mercati. Da quando è ripartita la guerra commerciale, o per lo meno sono aumentati gli screzi tra le due superpotenze, l’S&P 500 è sceso del 3,4%, i titoli delle linee aeree e del settore semiconduttori, oltre a tutto il comparto tecnologico, sono stati messi sotto pressione.

I titoli sotto pressione

La prova è arrivata proprio ieri: Nvidia e Advanced Micro Devices sono entrambi scesi di circa il 3% mentre Lam Research ha perso il 5,4%. Le azioni di Micron Technology sono diminuite del 4% e Qualcomm del 6%.E ancora: Lumentum Holdings è sceso di oltre il 4% dopo aver tagliato le linee guida trimestrali. Il motivo? Sono tutti titoli le cui entrate sono particolarmente esposte all’export cinese. Non solo, ma soprattutto per il settore tecnologico, ci sono fitti rapporti di interdipendenza. L’esempio di Apple, che produce in Cina ma vende in Usa, è solo il più famoso. Partendo da questo presupposto è chiaro che, a causa di un’escalation, le economie mondiali si troverebbero a dover far fronte a costi aggiuntivi spesso molto elevati. Costi che non solo limiterebbero i margini delle singole aziende ma che ricadrebbero anche sul consumatore finale. A tutto discapito delle vendite.

Il pericolo recessione

Lo stop imposto dalle autorità statunitensi alle amministrazioni e alle aziende nell’uso di tecnologie straniere (Huawei in prima linea) ha portato nomi come Google e NVIDIA a fermare rifornimenti e aggiornamenti nelle apparecchiature. Ma una strategia simile non può essere applicata (o eventualmente cancellata) dall’oggi al domani, il che fa pensare che la tensione nel comparto continuerà anche nelle prossime settimane. Da qui una possibile recessione e, quindi, il ritorno a politiche di stimolo economico da parte delle banche centrali. Ma, come si sa, i benefici della politica finanziaria arrivano sempre con estremo ritardo all’economia reale. Il che favorirebbe la recessione.

1 - Commento

Stefano Massari - 21 maggio 15:18 Rispondi

Articolo interessante, grazie.