Moody’s: entro 18 mesi recessione (quasi) sicura

Secondo Moody’s i rischi di una recessione a livello mondiale entro 12-18 mesi sono terribilmente alti. Per evitarla, fanno sapere, si dovrebbero verificare diversi eventi, in un ordine specifico e per giunta si tratta di eventi difficilmente realizzabili.

Cosa eviterebbe una recessione? 

In altre parole per evitare il peggio il presidente Usa Donald Trump dovrebbe evitare di inasprire la guerra con la Cina, la Brexit trovare una soluzione entro i prossimi 15 giorni e le banche centrali confermare la loro politica di accomodamento in maniera sistematica e sul lungo periodo. Basterebbe che anche uno solo di queste incognite non si svolgesse nel modo auspicato, o peggio ancora, altri eventi negativi dovessero ampliare il quadro, per creare quella che, nel giro di 12 mesi, sarà a tutti gli effetti una recessione.

Economia debole. A prescindere

Purtroppo, però, anche nel caso in cui tutto dovesse svolgersi secondo quanto sperato, ebbene anche in quel caso si avrà a che fare comunque con un’economia debole. Non recessione, dunque, ma di sicuro nemmeno ripresa sostenuta. E non daranno una mano nemmeno i consumi statunitensi che, sebbene ancora sostenuti, di certo non sono sufficienti, da soli, per tenere a galla la prima economia mondiale, tra le acque sempre più stagnanti di quella delle altre nazioni. A questo secondo scenario si rifanno invece molti altri esperti che, sebbene non parlino di recessione, fanno comunque intendere che un rallentamento economico è ciò che ci attende come realtà per il 2020. 

Cosa serve allora per uscire dal guado?

Da Moody’s non hanno dubbi: la soluzione è una strategia fiscale ad ampio raggio per creare un rilancio della fiducia delle imprese e dei consumatori e che permetteranno di incentivare gli investimenti. Questo perché anche le banche centrali stanno esaurendo le armi a loro disposizione. Una strategia che, al momento, appare assente ma che dovrà essere presa il prima possibile considerando che la situazione è destinata a peggiorare. La conferma arriva anche dalle stime del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita mondiale. Per il 2019, infatti, le proiezioni parlano di un Pil globale al 3% e nel 2020 al 3,4%. Ovvero meno del 3,2% e del 3,5% che erano stati previsti non più tardi di luglio.

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