Mercati: focus diviso tra Washington e Londra

Se è vero che, da un lato, l’attenzione è stata tutta assorbita, ultimamente, dalla questione dei dazi Usa-Cina, è anche vero che la Brexit sta ritornando alla ribalta.

Brexit: le ultime dal fronte

Non solo per quel 31 ottobre, deadline del divorzio, che si sta avvicinando, ma anche, anzi soprattutto, per il piano che oggi Boris Johnson, premier britannico presenterà come scelta alternativa a quella a suo tempo avanzata (e più volte dal parlamento inglese rifiutata) di Theresa May. Tecnicamente la strategia di Johnson dovrebbe rappresentare una sorta di quadratura del cerchio perché dovrebbe riuscire ad accontentare le richieste di tutti i rappresentanti all’interno della spinosissima vicenda.

Un piano disperato?

Eppure mai come adesso il condizionale è d’obbligo: infatti le richieste avanzate dalle parti sono numerosissime ma, quel che è peggio, spesso contraddittorie. Se non altro per il fatto che tutti i progetti finora avanzati sono stati respinti senza che venisse presentato nulla di propositivo. In altre parole, come anche da Bruxelles hanno fatto notare, a Westminster sanno cosa non vogliono e non quello che vogliono. Da qui, quindi, solo ipotesi sul contenuto del testo che, orientativamente, dovrebbe presentare una versione edulcorata del famoso Backstop, cioè l’annosa gestione della frontiera, tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna. 

Dazi Usa-Cina

C'è poi ancora aperta (e lo sarà, presumibilmente,per molto tempo) la questione dei dazi Usa-Cina. Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates il più grande hedge fund del mondo, ha dichiarato in un post pubblicato su LinkedIn, che il presidente Donald Trump potrebbe ricorrere a poteri speciali conferitigli dalla legge per bloccare i flussi di capitali in Cina. In particolare, specifica Dalio, tagliare unilateralmente i flussi di capitale verso la Cina e congelare i pagamenti dei debiti dovuti a Pechino.

Tutte le porte aperte. O chiuse?

Una dichiarazione che arriva dopo i festeggiamenti per il 70esimo anniversario della nascita della Repubblica Popolare cinese. Ma anche dopo le notizie, diffusesi nei giorni scorsi e parzialmente smentite dalla Casa Bianca, secondo cui l’amministrazione Trump sarebbe intenzionata a cancellare alcuni grandi nomi dai listini azionari statunitensi, impedendo anche ai fondi pensione Usa di investire nel mercato cinese. Come detto le voci in questione sono state smentite direttamente dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ma le parole usate non hanno convinto del tutto gli operatori. Infatti il comunicato cita: “l’amministrazione non sta pensando di impedire alle società cinesi di quotare azioni sulle borse statunitensi in questo momento”.  Ed è proprio l’espressione “in questo momento” che lascia aperti ancora molti interrogativi.

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