Lo yuan è destinato ad indebolirsi ancora entro fine anno?

Entro la fine dell’anno lo yuan cinese potrebbe raggiungere il rapporto di 7,3 per dollaro. Questa l’idea del capo economista di CLSA, Eric Fishwick, che vede come prima causa di questo trend l’acuirsi delle tensioni tra Usa e Cina.

La delicata posizione dello yuan

Il cambio dello yuan, o per meglio dire il Renminbi, rispetto al dollaro è stato interpretato da molti esperti come un’arma che Pechino potrebbe usare come minaccia per Washington durante il dipanarsi della sempre più lunga e complessa guerra commerciale. Attualmente lo yuan si confronta con il dollaro ad un livello di 7.1144.

“Osservando come viene scambiata la valuta, è chiaramente dimostrato che lo yuan viene utilizzato come un modo per compensare gli effetti delle tariffe”, ha detto Fishwick, aggiungendo “Di conseguenza lo yuan può indebolirsi ogni volta che gli Stati Uniti aumentano le pressioni contro Pechino”.  Infatti uno yuan più debole renderebbe l’export cinese molto più appetibile sui mercati internazionali.

Lo scontro con la Fed

Partendo da questo principio, il presidente Usa Donald Trump ha perciò chiesto alla Federal Reserve di attuare politiche economiche molto più espansive di quelle di fatto messe in campo, quindi di indebolire un dollaro che rischia di perdere la battaglia sul campo internazionale. Purtroppo la Fed si è trovata di frnte ad un'economia a stelle e strisce i cui fondamentali, forti e sani, non permettevano quello che a tutti gli effetti, sarebbe stato un azzardo. Almeno fino ad ora. Una diatriba che ha portato, cosa storicamente inusuale, ad una raffica di critiche da parte di Trump verso il governatore Fed, Jerome Powell.

Le previsioni degli analisti

Ma per quanto riguarda il destino del cambio tra le due monete, gli esperti sono molto divisi, anche perché il vero ago della bilancia sarà l’evolversi di una situazione che più di una volta ha preso in contropiede gli stessi diretti interessati. Unica certezza: nel 2020, dopo molto tempo, si potrebbe vedere un progressivo indebolimento del dollaro, complice anche quell’economia globale in fase di rallentamento che, per il prossimo anno, dovrebbe aver raggiunto anche Washington. Non solo, ma contemporaneamente verrà meno anche la spinta derivata dai tagli fiscali voluti da Trump ormai due anni orsono. Tutto questo porterà sicuramente la Fed a tagliare ulteriormente il costo del denaro alleggerendo la divisa nazionale.

Recessione Usa?

Una conferma di possibile recessione in arrivo, timore che si è sollevato recentemente dopo l’inversione della curva dei rendimenti, arriverebbe, secondo gli analisti, dai dati macro di industria manifatturiera e settore agricolo Usa, entrambi duramente colpiti proprio dalla guerra commerciale con la Cina. Un timore che ha coinvolto anche Fishwick il quale, vedendo in Washington i sintomi sempre più evidenti di un’economia nella fase tardiva del ciclo economico, ha ridotto le previsioni di crescita per il prossimo anno aumentando contemporaneamente quelle riguardanti i tagli dei tassi di interesse da parte della Fed. Per il 2020, infatti, Powell e compagni potrebbero decidere per una strategia aggressiva e arrivare a tagliare per ben 4 volte il costo del denaro.

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