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Trump minaccia la guerra dei dazi, ma l'economia cresce

Ieri il presidente Usa Donald Trump è tornato a minacciare il ritorno di dazi sui prodotti cinesi creando nuove tensioni sui mercati e a livello internazionale. Ma ci sono alcune economie che crescono, nonostante la guerra dei dazi ed un suo possibile ritorno.

La panoramica in Asia

Secondo alcuni esperti, infatti, nazioni come Filippine e Indonesia crescono ancora a tassi molto alti con i rispettivi indici cresciuti del 10% e del 3% da inizio anno. A questi si aggiunga anche il Vietnam, a +10% sul quale gravano, però, alcune difficoltà che rendono le manovre degli investitori più difficili rispetto agli altri paesi. Infatti, l’accesso al mercato azionario vietnamita è molto difficile e per di più le restrizioni gravano sulla maggior parte dei titoli più solidi ed appetibili. In che rende difficile riuscire a sfruttare, per gli investitori internazionali, il rialzo del 10% registrato sul mercato vietnamita. Un escamotage da adottare potrebbe essere quello di muoversi per via indiretta, ovvero investire nelle aziende tailandesi che si stanno espandendo in Vietnam e che non devono soccombere ai paletti fissati per altri. Il tutto, però, rischia di essere macchinoso e non alla portata di tutti. Ma questo panorama evidenzia anche un altro elemento e cioè il cambio degli equilibri commerciali a livello internazionale.

Cambiano gli equilibri internazionali

Infatti man mano che la disputa commerciale si snoda, e con essa tutti i vari colpi di scena che l’hanno caratterizzata, sia gli Usa che la Cina sono stati costretti a rivedere le rispettive catene di approvvigionamento a livello mondiale. Contemporaneamente gli investitori hanno deciso di far defluire i capitali verso zone economicamente meno esposte alla disputa. Da qui la preferenza ad evitare l’Asia del Nord (Taiwan e persino la Corea del Sud, finora zona molto ambita) e a indirizzare l’attenzione per la zona del Sud-est asiatico, Filippine ed Indonesia, appunto. In quest’ultimo caso, inoltre, il settore finanziario sembra essere particolarmente favorito visto che nell’ultimo decennio le azioni hanno evidenziato una crescita strutturale anche sul lungo periodo.

Il settore hitech

Come detto, alcune nazioni come la Corea del Sud sono state messe in stand by per la forte esposizione al settore tecnologico, settore che, dall’inizio delle tensioni tra le due nazioni, si è rivelato essere il “casus belli” per eccellenza, oltre che un bersaglio molto facile da colpire. Infatti Washington, per la precisione il presidente Trump dall’inizio della sua campagna elettorale, ha accusato Pechino di obbligare le aziende Usa a condividere tutti i segreti industriali con partner cinesi. Non solo, ma sempre le aziende a stelle e strisce che lavorano in Cina sarebbero zavorrate da una serie di provvedimenti normativi estremamente restrittivi.

Le strategie di Pechino

Una serie di proteste che ha portato dapprima gli Usa ad imporre tariffe doganali sui tanti prodotti in arrivo dalla Cina e, quest’ultima, a rispondere con misure speculari. Allo stesso tempo Pechino ha anche deciso di tagliare la sua dipendenza dalle economie internazionali, Usa in primis, soprattutto in ambito hitech, con lo sviluppo di chip di produzione propria.

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