La Fed taglia i tassi. Ma non è ancora QE

Come da attese, ieri la Federal Reserve ha deciso per un taglio di 25 punti base nel range sul tasso dei fondi federali. Un range che, adesso, si aggira tra l’1,75% e il 2%.

L'ira funesta di Trump

Una decisione che rispetta le attese, dunque, ma anche una decisione che scatena nuovamente la mai sopita ira del presidente Usa Donald Trump che da tempo chiede provvedimenti drastici. Secondo le richieste del tycoon, infatti, si dovrebbero adottare tassi a 0 se non addirittura negativi. Uno sbilanciamento troppo forte per un FOMC che, in realtà, è apparso diviso già nelle ultime due riunioni. Infatti l’economia Usa non solo non naviga in acque talmente agitate da richiedere azioni di sostegno da parte della banca centrale. Ma, anzi, se paragonata con il resto del mondo, appare anche in buona forma. Tanto è vero che le previsioni di crescita del Pil Usa sono state aumentate al 2,2% per quest’anno dal precedente 2,1%.

Gli Usa stanno bene

Una eventuale recessione, quindi, sarebbe più da attribuirsi ad un contagio esterno che non ad un problema interno. Rischi sulla crescita internazionale, rallentamento dell’economia mondiale, sfide per la guerra dei dazi, Brexit, tensioni geopolitiche e persino la debolezza del governo italiano, sono tutti fattori di rischio che lo stesso governatore della Fed, Jerome Powell, ha riconosciuto come possibili focolai di infezione per Washington. Ed è proprio partendo da questa considerazione che il board della Fed si è letteralmente diviso.

FOMC diviso

Da un lato Esther L. George (Federal Reserve Bank of Kansas) ed Eric S. Rosengren (Federal Reserve Bank di Boston) che avrebbero preferito mantenere lo status quo, dall’altra la maggioranza dei partecipanti che ha votato per un taglio dei 25 punti base, come poi deciso. Ma tra loro c’è anche chi ha puntato sul bersaglio grosso e cioè su un taglio dei tassi addirittura di 50 punti base. James Bullard (Federal Reserve Bank di St. Louis), infatti, chiedeva un range di 1,5-1,75%.

Nessun QE

Nessun QE, dunque, ma un sistematico monitoraggio della situazione. Da parte sua, infatti, Powell ha rassicurato sul fatto che la Fed “agirà in modo adeguato per sostenere l’espansione, con un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicino al suo obiettivo simmetrico del 2%”. In altre parole: la Fed interverrà se ci sarà bisogno e solo se le condizioni peggioreranno. Il tutto “sulla base dei dati”. Troppo poco per i mercati che chiudono un decimo di punto sopra la parità con l’eccezione del Nasdaq, in territorio negativo. Ma troppo poco, presumibilmente, anche per Trump che non ha tardato a dire la sua definendo la Fed “senza fegato”.

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