L’economia asiatica è in pericolo?

La crescita nelle principali economie asiatiche rallenterà più del previsto. Questo è quanto afferma il FMI che vede proprio Hong Kong, punto nevralgico e contemporaneamente anche nervo scoperto dell’intera economia asiatica, come anello debole della catena.

Le cifre del FMI

I disordini che si stanno verificando ormai da mesi nella zona avranno un impatto diretto su tutto il continente. Secondo le stime, infatti, l’Asia potrebbe crescere dello 0,3% quest’anno e dell′1,5% nel 2020, in pratica un taglio, rispettivamente, di ben il 2,4% e l’1,5% in meno rispetto alle sue proiezioni iniziali.

Andando a guardare nello specifico, oltre all’ex colonia britannica, fa temere anche la Corea del Sud e Singapore. Infatti secondo le cifre del Fondo Monetario Internazionale, Seoul potrebbe non andare oltre una crescita al 2% quest’anno e al 2,2% nel 2020 ovvero un calo dello 0,6% rispetto alle previsioni iniziali. Per quanto riguarda Singapore, invece, il 2019 dovrebbe chiudersi allo 0,5% quest’anno e il 2020 a +1% addirittura un calo dell’1,8% e dell’1,4% sulle cifre iniziali.

Il caso Cina

Ovviamente senza ricordare un calo più veloce da parte della Cina che con ogni probabilità potrebbe addirittura non arrivare a centrare nemmeno la fascia bassa del range prospettato. Per il FMI il 2019 non vedrebbe che un 5,8% di Pil mentre il 2020 non andrebbe oltre il 6,1%. Infatti le stesse autorità di Pechino hanno ribadito in più occasioni che il target fissato tra il 6% e il 6,5% del Pil potrebbe soltanto essere sfiorato, nel migliore dei casi.

La politica della Banca Centrale Cinese

Di oggi, inoltre, la notizia riguardante la decisione sulla politica monetaria adottata dalla Banca popolare cinese. A differenza del trend presente tra tutti gli istituti centrali, cioè di tagliare i tassi di interesse, la BPoC ha deciso di andare contro corrente e adottare una politica neutrale. Tradotto in altri termini: nessun taglio al costo del denaro nonostante l’ambiente economico difficile.

Emergenza peste suina

L’economia reale sta affrontando una grave carenza di carne dettata dallo scoppio di epidemie di influenza suina negli allevamenti intensivi. Epidemia che ha portato i costi di carne di maiale a crescere di quasi il 70% in un anno. Dal punto di vista fiscale, invece, il governo cinese ha preferito adottare una politica fatta di tagli sulle tasse e investimenti nelle infrastrutture. Inoltre, per stimolare la crescita la banca centrale ha deciso di utilizzare nuove strategie di prestito per incoraggiare le banche, in genere di proprietà statale, a rilasciare prestiti a piccole imprese, spesso gestite privatamente. Sono infatti loro che, in Cina, e contribuiscono alla maggior parte della crescita economica

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