L'accordo Usa-Cina ancora non c'è: le borse rallentano

Un accordo solo annunciato

Ancora non è stata fatto nulla... se non uno slittamento dei dazi che avrebbero dovuto partire oggi mentre, a quanto sembra, per quelli di dicembre non c'è stato alcun rinvio ufficiale, quindi al momento stanno dove stanno. Probabilmente la stampa ha pompato l'intesa di venerdì come una delibera definitiva ma un contratto firmato ancora non esiste, è stato solo un passo avanti come dichiarato dallo stesso Trump che ha aggiunto che l'accordo prevede tre fasi e questa è solo la prima, le fasi più spinose verranno trattate successivamente e ciò desta legittima preoccupazione. La cosa che fa riflettere è che Pechino rimane ferma sulla posizione di eliminare tutti i dazi, mentre per quelli riguardo i beni di consumo che partiranno nel periodo natalizio, contrariamente a quanto si pensava, la Casa Bianca sembra intenzionata a mantenere il pugno di ferro. Evidentemente se non si sblocca almeno questa questione si rimarrà ingessati in un'impasse che alla lunga porterà solo incertezza e scarsa credibilità.

I mercati diventano più cauti

L'indice di Tokyo è l'unico in deciso rialzo (1,8%) ma è per via del fatto che lunedì la borsa nipponica era chiusa e quindi ha recuperato il rialzo delle altre borse, sul resto dell'Asia invece tutti i listini viaggiano sulla parità. Anche in Usa e in Europa le borse rimangono caute e arretrano poco sotto la parità, probabilmente in attesa che qualcosa di definitivo dia una spinta agli operatori per entrare decisamente a mercato. Anche le materie prime arretrano, il Brent perde l'1,7% e persino l'oro va giù dello 0,25% a conferma del fatto che l'incertezza si sta facendo strada e si cominciano a vedere all'orizzonte immagini sfocate.

I dati sui prezzi in Cina preoccupano

Nella notte sono stati pubblicati i dati sull'inflazione cinese che ha raggiunto il 3% per effetto dei dazi sull'importazione di carne di maiale, questo dato non fa dormire sereni perché se lo si rapporta alla riduzione dell'1,2% dei prezzi alla produzione fa pensare come si stia per verificare una combinazione letale per un'economia, ossia un'inflazione dettata non dalla crescita ma dall'incremento dei costi dell'import e nel frattempo una recessione. Probabilmente è quello che voleva Trump, ma bisogna vedere quanto il peso della ritorsione possa combinare lo stesso effetto per l'economia statunitense.

Il calendario economico

Quest'oggi non ci sono notizie economiche di grande rilievo che possano condizionare più di tanto i mercati, se non dichiarazioni di esponenti governativi in una direzione o nell'altra. Tutta l'attenzione questa settimana invece si concentra su Brexit, essendo che tra giovedì e venerdì si saprà qualcosa di definitivo sull'accordo raggiunto con l'Europa che dovrà essere ratificato sabato dal Parlamento britannico in seduta eccezionale. La sterlina vivrà giorni di passione molto probabilmente, infatti macina pips in questo periodo con una velocità sostenuta, solo dopo l'annuncio ufficiale dell'intesa il pound potrà trovare un equilibrio.

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