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Secondo uno studio il mondo è sempre più esposto alla Cina

Mentre la Cina sta tentando, con riforme radicali, di tagliare la sua dipendenza dalla domanda esterna, il resto del mondo, invece, non sembra fare altrettanto. Anzi, secondo uno studio pubblicato questo mese dalla società di consulenza McKinsey and Company sta avvenendo esattamente l’opposto.

La guerra dei dazi

Nella guerra commerciale esplosa ormai da oltre un anno, in molti hanno fatto notare che la Cina ha in mano gran parte del debito pubblico statunitense. Inoltre può gestire con una certa facilità anche il mercato delle preziosissime terre rare, indispensabili per l’industria tecnologica. Ma a quanto pare non sono questi i pericoli più grandi. Intere economie nazionali come quella di Singapore, del Vietnam Malesia, Filippine e Corea del Sud sono strettamente interconnesse con Pechino. Non solo, ma anche Australia, Cile, Ghana esportano gran parte delle loro materie prime in Cina. Un quadro che di fatto, metterebbe in dubbio l’intera politica dei dazi voluti dagli Usa. Infatti il perno di tutta la teoria vorrebbe Pechino in sofferenza a causa delle tariffe doganali imposte sui suoi prodotti in entrata nelle altre nazioni.

I numeri

Ma a quanto pare dal report si evince che, numeri alla mano, sarebbero più che altro il resto del mondo a rischiare dei contraccolpi. Secondo il report, infatti, la Cina ha esportato solo il 9% della sua produzione nel 2017 invece del 17% registrato nel 2007. In altre parole, l’economia cinese ha ridotto significativamente la sua dipendenza dal commercio estero come fonte di crescita. Il motore della sua crescita, per quanto in calo, sta diventando la domanda interna, una domanda che continua a rafforzarsi nonostante i numeri del Pil. Di ieri, infatti, la pubblicazione dei dati del prodotto interno lordo del secondo trimestre che vedono il risultato peggiore degli ultimi 27 anni. Guardando i numeri, infatti il Pil Q2 è del 6,2%, in calo rispetto al 6,4% del trimestre precedente. A consolare è stato il fatto che, su base congiunturale l'aumento è stato pari ad un 1,6% invece dell'1,5% inizialmente previsto.

I paesi coinvolti

Da tempo le autorità cinesi sono impegnate in una serie di riforme che hanno lo scopo di rendere l’economia nazionale maggiormente diversificata e soprattutto stabilizzata. Parallelamente, però, il mondo non sembra aver adottato la stessa politica. Per la precisione esistono tre gruppi distinti di nazioni che verso Pechino hanno intrapreso tre differenti politiche commerciali. Corea del Sud, Singapore, Malesia, Filippine e Vietnam hanno collegamenti molto stretti sulle catene di approvvigionamento. Invece, un altro gruppo come Australia, Cile, Costa Rica, Ghana e SudAfrica, esportano direttamente in Cina. Un terzo gruppo, tra cui ci sono anche Egitto e Pakistan, infine, sono esposti sul fronte degli investimenti che arrivano dalla Cina. Insomma, si tratta di realtà differenti che però delineano un comun denominatore: un’esposizione, seppur con diversi gradi e conseguenze, all’economia del gigante asiatico.

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