Elezioni: i pericoli per l'Europa (a prescindere dal voto)

Le elezioni hanno visto le loro ultime ore proprio ieri con le urne italiane. Urne che, in realtà, hanno tenuto banco da tempo. Ma proprio per questo motivo rischiano di distogliere l’attenzione dai veri problemi dell’Europa, gli stessi che continueranno, a prescindere da chi sarà a Bruxelles.

In Italia l'ultima sorpresa

Intanto i dati definitivi per l’Italia vedono un alto della Lega che, con il 34,5% dei voti, raddoppia quanto fatto alle politiche. Il tutto a discapito del Movimento5Stelle che, invece, non può fare altro che prendere atto di un crollo con il 16,8%. Si riprende, invece, il PD che riesce ad arrivare al secondo posto.

In tutto questo, però, il Vecchio Continente deve fare i conti con i problemi che, da tempo, lo zavorrano in maniera non indifferente. Crescita lenta, leadership senza iniziative e perdita di prestigio a livello internazionale. In realtà queste elezioni sono state un test più che altro per la politica in generale. Nello specifico per i classici schieramenti che, tra destra e sinistra, hanno dovuto combattere contro la concorrenza dei movimenti, spesso anche estremisti, e ancora più spesso euroscettici.

La Francia con Le Pen

Ultimo esempio proprio ieri con il boom del partito di Marine Le Pen che, in Francia, scalza quello di Macron. Populisti che, alla fine, approfittano di una zona euro che negli ultimi dieci anni ha visto risultati in perdita su praticamente tutti i fronti. E i numeri lo confermano. La crescita del 2017 è stata inferiore a quella del 2009, secondo i dati della Banca Mondiale. Il tutto mentre il Pil cinese ha visto un +139%, quello dell’India è arrivato a crescere del 96% e gli Stati Uniti del 34%. Ma per il futuro le cose non sembrano andare meglio. Le previsioni della stessa Ue parlano di un PIl 2019 all′1,2%, in calo persino rispetto a quel già misero 1,9%.

Un rallentamento che ha preso anche la sua locomotiva economica, la Germania, il che appare come la problematica peggiore. Il motivo? Rispetto alla crisi di 10 anni fa, che coinvolgeva la zona debole dell’Europa e cioè il meridione, oggi il punto critico è la Germania. Non si tratta più, quindi, di una questione politica o di politica economica come a suo tempo fu con la crisi dell’euro, ma di una vera crisi economica. 

Il futuro dell'Europa

Un test, quello delle elezioni, che misura anche il polso della situazione su argomenti come sostenibilità, efficacia e fiducia da parte degli elettori sulle istituzioni che, in teoria, hanno contribuito a porre fine a secoli di conflitti. A differenza di altre nel passato, infatti, queste elezioni sono risultate particolarmente seguite, tanto da spingere l’elettorato italiano, impermeabile ad ogni strategia di invito al voto, ad aumentare la partecipazione addirittura dell’1,7%. Ma l’Europa e soprattutto la sua popolazione sono afflitte da mali tipici di una società occidentale ormai invecchiata.

La prova?

Gli Usa non sono più gli storici alleati di sempre e di fronte alla società ipercompetitiva, il Vecchio Continente ha armi spuntate. Da qui la strategia: di fronte alla necessità di trovare un posto nel prossimo palcoscenico globale, l’Europa rischia di diventare un campo di gioco per altri poteri. Un pericolo che si concretizza con l’addio alla politica di figure di rilievo come la premier tedesca Angela Merkel. Intanto in Germania, proprio il partito della Merkel registra un ennesimo calo. Alla fine della fiera i movimenti populisti sono stati arginati (con alcune eccezioni), ma i problemi dell’Europa potrebbero non venire risolti.

0 - Commenti