Goldman Sachs: rialzisti sulla sterlina

Goldman Sachs rimane rialzista sulla sterlina britannica. La banca statunitense, infatti, è fiduciosa in un accordo che potrebbe essere chiuso nelle prossime settimane.

La situazione

Giorni critici, questi, per la Brexit. Sebbene anche gli altri lo siano stati. In realtà il problema adesso appare anche più grave con l’approssimarsi della data (31 ottobre) fissata come termine ultimo per Londra, per lasciare l’Unione Europea. Giorni durante i quali si tenta di trovare un accordo che eviti il più possibile un no deal, come finora prospettato (e a tratti anche sostenuto) dal premier inglese Boris Johnson. Anche per questo motivo la sterlina, ieri, è scesa dello 0,7% rispetto al dollaro USA per poi risalire in queste ultime ore. A dare la spinta sono stati i commenti del negoziatore UE Michel Barnier: “Anche se l’accordo sarà difficile, sempre più difficile, ad essere sinceri, è ancora possibile questa settimana”.

L'agenda

In tutto questo, giovedì 17 ottobre avrà inizio un vertice UE di due giorni alla fine del quale il primo ministro britannico dovrà essere obbligato, in caso di mancato accordo, a chiedere al parlamento Ue la possibilità di una proroga. Opzione, questa, sempre rifiutata da Johnson e davanti alla quale il premier ha dovuto chinare la testa solo dopo una precisa legge votata in Parlamento.

Ad ogni modo per gli economisti di Goldman guidati dal Chief Global Equity Strategist Peter Oppenheimer ci sarebbe il 60% di probabilità per cui un accordo prima del 31 ottobre potrebbe essere chiuso.

La view di Goldman e UBS

Per questo restano ottimisti anche sulla divisa britannica e votano per un Buy sulla sterlina, prevedendo che quest’ultima possa salire a $ 1,30 in caso di un accordo sulla Brexit prima della scadenza del 31 ottobre. Non solo ma da Goldman ricordano anche che i titoli più esposti a questo eventuale rally sarebbero quelli finanziari e quelli presenti sul FTSE 250. Trs i titoli: Travis Perkins, Lloyds, Barratt Developments e RBS.

Invece la possibilità di una Brexit “no-deal” non va oltre il 15%, anche meno di quel 25% di possibilità secondo cui potrebbe non verificarsi nemmeno una Brexit. Più possibilisti da UBS: rialzo della sterlina come opzione principale ma anche, in parallelo, una proroga dei termini oltre il 31 ottobre con elezioni anticipate. Altra eventualità a stretto giro da considerare.

0 - Commenti