Goldman Sachs aumenta le probabilità di una hard Brexit

Sebbene la situazione sia in perenne mutamento, per Goldman Sachs le probabilità di una hard Brexit sarebbero in aumento.

La view di Goldman Sachs

Numeri alla mano si parla, per la banca Usa, di un 25% di probabilità che Londra abbandoni l’Unione senza un accordo preventivo, percentuale in aumento, rispetto al precedente 20%. Non solo, ma in calo sono anche le probabilità di un annullamento della Brexit che passano da un 35% ad un 30%.

A far cambiare i piani di Goldman è la sempre più complicata questione della sospensione del Parlamento, sospensione a cui si è aggiunta nelle ultime ore anche l’opzione delle elezioni anticipate. Infatti, come anticipato in apertura, la situazione è in piena evoluzione. Nelle ultime ore, infatti, il premier Boris Johnson ha perso addirittura la maggioranza in parlamento.

Il colpo di scena

Con un gesto plateale, ieri, uno dei sostenitori di Johnson, Phillip Lee, deputato pro-Ue, si è infatti alzato dalla propria postazione per raggiungere i seggi dell’opposizione sedendosi tra i liberal-democratici ed avvisando Johnson del suo cambio di maglia solo a cose fatte. Confermando anche i sospetti che girano da qualche tempo e cioè che quella che si respire tra le fila dei conservatori è un’aria di indecisione e sconcerto.

Il motivo?

Quanto sta succedendo, per alcuni, è considerato un vero e proprio ammutinamento dei deputati tory europeisti. Infatti oltre Lee, circa una ventina di deputati del partito di maggioranza (o per meglio dire di ex maggioranza) hanno deciso di appoggiare lo schieramento di Corbyn e i lib-dem, lamentando tra l’altro anche sospetti verso il governo, reo di non lavorare adeguatamente in sede di colloqui con l’Ue per trovare un accordo sulla questione del confine irlandese.

L'ultima speranza contro la hard Brexit

A peggiorare la situazione, anche la decisione di Johnson di limitare il numero dei componenti della squadra seduta al tavolo dei negoziatori Ue. Risultato: con 328 voti a favore e 301 contrari, l’agenda del giorno è stata modificata anche grazie all’azione dello speaker della Camera, John Bercow, tra l’altro avversario di Johnson e quindi particolarmente attivo nelle strategie contro il premier.

Grazie alla sua azione, infatti, verrà presentata una legge che impone al governo di chiedere un altro rinvio all’Ue. Fissata anche la prossima deadline: 31 gennaio 2020. A meno che non si trovi un accordo soddisfacente entro il 19 ottobre, opzione a dir poco improbabile considerata la situazione attuale e soprattutto i numerosi precedenti di Theresa May per convincere l’Ue.

Elezioni anticipate?

Ma la storia non finisce qui. Johnson, che vede la richiesta di un ulteriore rinvio come una vera e propria elemosina all’Europa che esporrebbe Londra ad ogni possibile ricatto da parte dell’Unione, ha deciso di chiedere elezioni anticipate entro il 14 ottobre. Ma a questo punto il prolema sta nel fatto che, secondo la legge inglese, la mozione potrà essere approvata solo con il sì dei 2/3 della Camera dei Comuni.

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