Federal Reserve: ecco cosa ha deciso Jerome Powell

Economia solida ma segni di debolezza all’orizzonte. Questa, in estrema sintesi, la view della banca centrale statunitense che ha confermato i tassi al livello attuale (2,25%-2,50%).

La panoramica

Una decisione che ha deluso il presidente Usa Donald Trump il quale, alla vigilia della riunione del 1 maggio, non ha esitato attraverso i suoi proclami social a chiedere a gran voce il ritorno dei tagli. Una politica che, tra l’altro, ha accompagnato i mercati negli ultimi 10 anni favorendo il rally storico e il bull market più longevo della storia. Ma, come ogni abuso, ha anche modificato le leggi storiche che regolavano da sempre i mercati, prima fra tutte la correlazione fra azioni e bond.

Il quadro dell’economia Usa

Al di là di tutto questo, però, resta, di fondo, un’idea contrastata dell’economia a stelle e strisce. Come detto, c’è stata una conferma dello status quo con scarse possibilità, almeno nell’immediato futuro, di possibili tagli sui tassi. Nessuna paura di un’inflazione più debole del previsto nel primo trimestre, debolezza che è stata giudicata come transitoria. Anche perché, ha ricordato sempre Powell, il dato relativo al costo del lavoro, si è mantenuto intorno al 2% per quasi tutto il 2018.

Il PIl del primo trimestre

Ma nello stesso tempo, il governatore della Fed ha lanciato una sorta di campanello d’allarme su alcuni segni di debolezza da monitorare. Il tutto nonostante un Pil del primo trimestre 2019 che, pubblicato nei giorni scorsi, ha battuto ampiamente le attese, senza, però, scaldare i mercati. Il problema? Probabilmente non hanno convinto altri numeri, quelli dei consumi e degli investimenti nel settore privato che nel primo trimestre hanno sottolineato come la cavalcata stia rallentando. Nel primo caso, e cioè con la spesa per consumi, l’1,2% dei primi tre mesi del 2019 dev’essere rapportato con un 2,5% del trimestre precedente. Non va meglio la questione della spesa per investimenti: il 2,7% registrato, infatti, è in calo rispetto al precedente 5,4%. 

Powell fiducioso

Il quadro del paese, però secondo Powell, regala fiducia, fatta salva la necessità di monitorare i già citati segni di debolezza. Il lavoro, comunque, vede una disoccupazione ai minimi da oltre 70 anni, il che si unisce ad altri segnali di ottimismo. Uno fra tutti: l’allentamento delle tensioni con la Cina. Ma anche in questo caso non sono tutte rose e fiori. Dopo i tanti proclami e i lunghi colloqui, allo stato dei fatti, non c’è ancora nessuna firma.

2 - Commenti

Marco Cattaneo

Marco Cattaneo - 02 maggio 09:42 Rispondi

nicola piasentin

nicola piasentin - 02 maggio 15:46 Rispondi