Eni: newsflow controverso

È notizia di venerdi’ che Eni abbia comprato per 4.5 milardi di dollari le quote di partecipazione da Exor per 20 giacimenti in Norvegia.

L’acquisto è stato concluso tramite la controllata Vär Energi (controllata per il 70% da ENI) e mira a potenziare la presenza del colosso nella Europa del Nord: Norvegia insieme a Egitto ed Emirati Arabi Uniti sono destinati a diventare i tre poli principali di estrazione del greggio secondo la strategia del gruppo.

Le acquisizioni in Norvegia di ENI frutteranno220 mila barili ovvero il doppio rispetto alla produzione attuale, inoltre ci sarà un effetto positivo sul breakeven della società che si abbasserà dagli attuali 30 dollari al barile a 25.

Sul fronte delle energie rinnovabili continua il progetto iniziato nel 2014 e volto alle strategie di decarbonizzazione della società. In kazakhstan, dove Eni è presente dal 1992, sta sviluppando un parco eolico da 48MW. Questo è il primo grande investimento nel settore per la società del cane a 6 zampe.
Sempre nel’’ambito delle rinnovabili rilevante è la partnership siglata tra Eni e Mainstream Rewable Power (attiva nello sviluppo di impianti di energia eolica e solare) per investire in progetti di larga scala. Il primo paese a beneficiare di questa collaborazione sarà il Regno Unito dove Mainstream ha autorizzato e portato alla fase “ready to build” il 35% della capacità eolica offshore nel 2020. La strategia dovrebbe poi portare Eni a concentrarsi sul mercato dell’Asia e del Sud-Est Asiatico dove si prevedono enormi potenziali di crescita nel campo rinnovabile.

Se a livello strategico la società sembra procedere spedita e con chiarezza verso una diversificazione importante del portafoglio sia a livello geografico che a livello di business (implemetare il settore delle rinnovabili cosi’ da dipendere sempre meno dalla volatilità del greggio), dal punto di vista legale un’ indagine della procura di Milano rallenta e distoglie le attenzioni dall’operato del gruppo.
Venerdi’ infatti l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Milano con l’ipotesi di omessa comunicazione di conflitto di interessi in relazione ai rapporti tra Eni Congo e il gruppo Petroservice.
Il Ceo ha respinto con fermezza assoluta le accuse precisando che le transazioni tra Eni Congo e il gruppo Petroservice sono completamente estranee dal suo ruolo in azienda. Anche Eni tramite un’analisi interna affidata a terzi ha negato il coinvolgimento di Descalzi.
E’ utile notare che quest’ultima notizia non ha intaccato la performance del titolo.

Una volta archiviata l’indagine per i fatti avvenuti in Congo Eni potrebbe rappresentare una valida posizione in portafoglio soprattutto considerando la cedola del 6.2% che garantisce una buona protezione alle fluttuazioni del prezzo ed una valida alternativa al mercato obbligazionario.

Gli analisti stimano un prezzo obbiettivo medio a 17 euro per azione, il che significa un potenziale upside del 22% (cedola esclusa). Il giudizio in media è Neutrale quindi con performance in linea rispetto ai competitors. Tra i giudizi piu’ positivi sul titolo troviamo Banca Akros e Banca Imi che fissano il prezzo obbiettivo rispettivamente a 18.5 e 20.3 confidando sulle capacità dimostrate dal management nel raggiungere gli obbiettivi specialmente in termini di decarbonizzazione e diversificazione del portafoglio.

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