Dow Jones da record. Ma attenti ai dettagli

La domanda è d’obbligo: se l’economia mondiale sta rallentando, perché i mercati corrono?

La presenza delle banche centrali

La prima risposta, tra l’altro la più ovvia per chi ha visto l’andamento dei mercati negli ultimi 10 anni, è che la spinta viene data dalle prospettive delle politiche accomodanti da parte delle maggiori banche centrali. Il che conferma, qualora ce ne fosse mai stato bisogno, che economia e finanza sono due cose distinte e separate. Almeno in questo caso. Una schizofrenia che viene confermata anche dai rendimenti sui titoli di stato di tutto il mondo. Quelli statunitensi, tedeschi o giapponesi, solitamente ritenuti asset rifugio,  sono in calo. Ovviamente perché ne è aumentata la richiesta. Ma in calo sono anche quelli paradossalmente più rischiosi. In questo caso la risposta è sempre l’intervento delle banche centrali che, anestetizzando le paure degli investitori, li portano ad approfittare di rendimenti alti e, a questo punto, senza o quasi rischi. Resta poi anche un altro fattore da esaminare: rally, d’accordo. Ma che tipo?

Azionario: c'è rally e rally

Come si dice spesso, il diavolo è nei dettagli. E anche in questo caso i dettagli spiegano molto della discrepanza tra un’economia mondiale in calo e mercati in rialzo storico. Ieri, ad esempio, Wall Street ha registrato nuovi massimi storici sul Dow Jones che ha chiuso a +0,67%. Chiusure in positivo anche per l'S&P500 a +0,77% per il il Nasdaq Composite a +0,75%.

Oggi, invece, i mercati Usa rimangono chiusi per la festività dell’Independence Day. Ma al di là di questo, andando ad analizzare gli indici e le singole performance dei titoli, si scopre che solo da una manciata di società a grande capitalizzazione e che hanno dimensioni e portata globali, stanno guidando il rally. Anche in questo caso la cosa si spiega facilmente.

Non tutti corrono

Le dimensioni e le strutture interne delle società  in questione sono tutti elementi che, sulla base delle attuali tensioni commerciali e di un quadro più ampio di indebolimento della domanda, permettono alle compagnie di mantenere alte sia le vendite che i profitti.

Come hanno sottolineato da Société Générale, tra le quasi 1700 azioni che compongono l'Indice MSCI World, il gruppo delle megacap, ovvero quelle aziende con capitalizzazioni di mercato superiori a $ 100 miliardi, sta avanzando, mentre i titoli presenti nella fascia delle medie e piccole capitalizzazioni, ovvero inferiore a $ 5 miliardi, si trova in difficoltà, tanto da non essere ancora riuscita a riprendersi dalle perdite del 2018.

In quest’ultimo caso si parla di 11.000 aziende con valori di mercato inferiori a $ 1 miliardo che accusa perdite anche del 10%. In altre parole, quello che si percepisce sui mercati statunitensi è un falso segnale.

1 - Commento

mauro carzeri - 04 luglio 15:41 Rispondi

Complimenti concordo con lei