Cina e Giappone alleate contro gli Usa?

A parte qualche eccezione, l’Asia ha visto i suoi mercati più importanti andare in rosso. Verso la fine della seduta l’indice di Shanghai era in negativo per l’ 1,67% mentre su Shenzhen si andava oltre il 2%. Il tutto mentre ad Hong Kong, l’indice Hang Seng è sceso dell′1,3%. In negativo, sebbene con perdite minori, anche il Nikkei e il Kospi in Corea del Sud.

L'attesa per il G20

Sale l’attesa per l’incontro tra il presidente Usa Donald Trump e il suo collega Xi Jinping, incontro che, in teoria,dovrebbe avvenire a margine del vertice G20 che si aprirà alla fine della settimana in Giappone. Nel frattempo, però, gli Stati Uniti non hanno perso tempo e già ieri hanno imposto nuove sanzioni all’Iran dopo l’abbattimento di un drone americano avvenuto la scorsa settimana. 

A decidere il calo delle azioni cinesi è stato più che altro il settore bancario. La causa: le preoccupazioni per l’aumento dei prestiti alle piccole imprese, prestiti che rientrano nel più ampio programma di stimolo e di facilitazioni al credito ma che, in questo caso, si rivolgono a soggetti potenzialmente vittime di un possibile rallentamento economico.  

Riavvicinamento tra Cina e Giappone

Ad ogni modo, sempre per rimanere in Asia, sembra che il prossimo vertice dei G20 Osaka stia facilitando le relazioni diplomatiche, storicamente sempre difficili, tra Giappone e Cina.  In realtà, nello scacchiere della diplomazia, un fattore che ha permesso il riavvicinamento è stata l’elezione, nel 2016, del presidente Usa Trump il quale, con il suo programma improntato all’America First (America prima di tutto), ha portato l’Asia, e non solo, a rivedere le sue strategie in ambito commerciale, oltre alle reciproche alleanze.

E’ stata proprio la guerra commerciale scatenata da Trump contro Cina e Giappone (sebbene con Tokyo sia stata di fatto più una minaccia) ad aver fatto cadere la cortina che separava le due nazioni. Un riavvicinamento che porterà Xi Jinping in Cina, viaggio che rappresenterà il primo di un premier cinese in terra nipponica da quasi 10 anni. Al centro di questa nuova èra, la necessità di concentrarsi sul futuro e su possibili alleanze economiche. In altre parole una maggiore presa di coscienza delle rispettive forze a livello mondiale.

Asian Infrastructure Investment Bank

Partendo da questo presupposto, da alcuni anni, per la precisione i primi indizi si hanno già dal 2013, è nata l’Asian Infrastructure Investment Bank, una struttura finanziaria guidata dalla Cina, che, recentemente ricapitalizzata, vanta una base di 100 miliardi di dollari. Lo scopo? Attrarre e organizzare investimenti in infrastrutture che riguardano settori come trasporti, energia e telecomunicazioni. In altre parole una super banca che sfida di fatto gli Usa.

L’aumento esponenziale delle tendenze protezionistiche della già citata “America First” di Trump ha preoccupato non poco sia il Giappone di Shinzo Abe, storico alleato di Washington ma ora ben più diffidente verso il prestigioso amico, sia Pechino, da sempre concorrente temuto dagli Usa. Ma mentre, come detto, per Tokyo si tratta di tenere a bada le intemperanze di Trump, accordando di volta in volta modifiche ai trattati, per Pechino il problema è ben più serio vista la guerra dei dazi che, in stallo nella fase dei colloqui, non sembra riuscire ad andare avanti. Almeno fino all’inizio del G20.

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