Cina: altro trimestre difficile in arrivo

Pechino sta attraversando un momento molto delicato. Con ogni probabilità, e per ammissione degli stessi vertici politici, il target di crescita fissato nel range già di per sé largo, tra il 6% e il 6,5% potrebbe non essere raggiunto. Nemmeno nella sua fascia più bassa. A dichiararlo è stato il Premier Li Keqiang.

I dati della Cina

Già l’anno scorso i dati ufficiali resi noti da Pechino (in realtà spesso criticati per mancanza di trasparenza) mostravano una crescita del quarto trimestre al 6,4% il minimo dal 1990. Nello specifico, per questo 2019, invece, il ritmo della crescita del primo trimestre si è attestato al 6,4% per poi scendere al 6,2% nel secondo. L’attesa per i dati del terzo trimestre guarda a metà ottobre, quando saranno pubblicati.

Dalle ultime rilevazioni emerge che i livelli di debito rimangono alti con emissioni ai massimi storici anche a causa del cosiddetto sistema bancario ombra. Il sistema delle banche ombra si riferisce a quella rete di istituti di prestito non regolamentati e che creano, di fatto una realtà parallela rispetto agli istituzionali ma che, a differenza di questi, non offre alcuna garanzia nè risponde a controlli.

Timori sul terzo trimestre

Per questo motivo Yuxian Zhang, direttore generale e ricercatore presso il dipartimento di previsioni economiche del Centro informazioni dello Stato, prevede anche che il terzo trimestre segnerà un altro momento difficile per la Cina quest’anno. In altre parole: il peggio potrebbe non essere finito. Anche perché le politiche di stimolo annunciate dal governo, tra cui un corposo taglio alle imposte, non hanno ancora fatto sentire i propri benefici. Le previsioni di Zhang parlano di un Pil al 6,1% nel terzo trimestre e del 6,2% nel quarto.

Cosa monitorare? 

Crescita in calo e debito ai massimi, dunque, rappresentano i punti chiave da monitorare per i prossimi mesi sul Celeste Impero. Ma non solo loro: a livello nazionale, i ricavi, i profitti, la produzione, i volumi di vendita e la crescita dell’occupazione oltre all’export e all’import risultano tutti in fase calante da un trimestre all’altro. La conferma anche dal China Beige Book, in cui si legge che i settori manifatturiero, immobiliare e dei servizi risultano essere tutti in peggioramento.

Indubbio che una parte anche cospicua di questo calo, soprattutto per l'export, sia da attribuirsi alle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, un tempo il principale partner commerciale della Cina. Tensioni che si sono create durante un lungo processo di trasformazione dell’economia cinese, impegnata nel tagliare la sua dipendenza dall’export e a potenziare la forza della domanda interna.

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