Cigni neri sui mercati petroliferi

Sembra essere già finita la paura degli attacchi con i droni registrata qualche settimana fa.

Dopo l’attacco dei droni

Il 14 settembre gli impianti di Saudi Aramco venivano presi di mira da alcuni droni il cui controllo è stato poi rivendicato da forze iraniane. In quell'occasione il prezzo del barile  aumentò di oltre il 10% nel giro di qualche ora. A dare la spinta a questo rally fu la constatazione che, in seguito agli attacchi, la produzione quotidiana degli impianti sauditi era stata addirittura dimezzata. Successivamente i vertici di Saudi, decisero di rassicurare i mercati confermando un veloce ripristino della produzione. Rassicurazioni che sono arrivate ben oltre lo scopo che si erano prefissato.

Quotazioni in calo

Infatti ieri le quotazioni di petrolio hanno registrato livelli addirittura inferiori a quelli precedenti gli attacchi del 14 settembre . Cosa ha creato una situazione del genere? In realtà, come sempre accade in questi casi, è stato l'effetto combinato di un mix di fattori. Per lo più i segnali di debolezza arrivati dall'economia sia statunitense che europea, ma anche, parallelamente dalla crescita delle scorte americane. A conti fatti, ieri il barile di Brent è arrivato a quota 57,55 dollari. Il West Texas Intermediate,invece, a 52,49. In entrambi i casi si parla di un calo di circa il 2%.

I cigni neri del mercato

Un quadro ben più complesso, invece, è quello delineato dal ministro russo dell’Energia Alexander Novak che, nel valutare le prospettive per i mercati petroliferi, non ha esitato a parlare di un panorama difficile della presenza di alcuni “cigni neri”. Come è noto, un cigno nero indica un evento imprevisto che può avere conseguenze dannose. A tal proposito Novak ha citato ad esempio la crescita della domanda di carburante durante l’estate, crescita che non ha rispettato le proiezioni.

I numeri

Più precisamente, in estate il trend sul petrolio vede una crescita della domanda di circa 2 milioni di barili al giorno. Prima conseguenza: un aumento della pressione sul prezzo con parallelo aumento della produzione per riuscire a coprire la domanda. Un andamento che invece, sottolinea Novak, quest’anno non si è registrato. Adesso, con l’arrivo dell’inverno, si continua a osservare un calo della domanda. Da qui la difficoltà ancora maggiore nel prevedere l’andamento della domanda per i prossimi mesi. La (possibile) recessione in arrivo sta già mietendo le prime vittime? 

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