Calma sui mercati in attesa dell'accordo sui dazi USA e Cina

Qualche ombra sull'accordo Usa-Cina

Nelle ultime ore qualche nube si è addensata all'orizzonte. Forse si era stappata la bottiglia di champagne troppo presto forti sul fatto che la personalità di Trump fa, con tweet e dichiarazioni, da filo conduttore a tutto quanto. Invece ancora di scritto non c'è nulla e prima di metà novembre, quando la delegazione cinese si incontrerà con quella americana per la firma del contratto definitivo, sarà ogni giorno un tira e molla estenuante che probabilmente metterà il freno a mano ai mercati.

La borsa americana frena

Ieri sera poco sotto la parità i principali indici a Wall Street, il Dow Jones perde lo 0,1%, lo S&P lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,3%. Nel pomeriggio si erano diffusi i dati sulle vendite al dettaglio che hanno segnato un brusco dietrofront dopo mesi di costante ascesa. Questo è un campanello d'allarme da non sottovalutare, perché la ripresa dell'economia americana, dopo la grande crisi e la crescita imponente di questi ultimi anni, si è retta sui consumi delle famiglie che hanno messo in moto un circolo virtuoso che, per mezzo della produzione e della creazione di posti di lavoro, ha dato slancio a tutto il sistema economico. Pur tuttavia le trimestrali delle grandi aziende non danno preoccupazione, anzi... Nell'afer hour Netflix segna un tonificante +10% in forza di un aumento dei ricavi del 31% e di 6,7 milioni di abbonati in più, anche se quest'ultimo dato inferiore alle attese. Il calo rispetto alle previsioni, secondo i vertici societari, è determinato dalla concorrenza di colossi come Apple e Disney che hanno lanciato negli ultimi tempi televisioni in streaming. Tra i settori in rosso invece quello energetico che registra un -1,5% nonostante la crescita del prezzo del petrolio e quello tecnologico (-0.7%). Mentre su quello automobilistico c'è da segnalare che in General Motors continua lo sciopero dei lavoratori che dura da oltre un mese e che ha provocato danni all'azienda per 2 mld di dollari, quindi si attende nelle prossime ore l'accordo con i sindacati per porre termine a questo calvario.

Tra due settimane tocca alla Fed

Dopo un periodo di tregua, da mercoledì 30 ottobre torna in campo la Fed con la riunione del FOMC per la decisione sui tassi di interesse e per i dettagli che Powell dovrà fornire riguardo la nuova iniezione di denaro che alimenterà il mercato interbancario a breve. Probabilmente il dato di ieri sulle vendite al dettaglio darà la spinta decisiva per la riduzione del tasso ufficiale di sconto convincendo i falchi del comitato ad abbandonare la linea dura, ma ne sapremo di più nelle prossime ore sulle reali intenzioni dell'istituto di Washington. Intanto Trump non molla la presa e non perde occasione per ribadire un concetto arcinoto, la banca centrale non può sostenere in un periodo storico così importante un dollaro forte.
I tassi intanto dell'obbligazionario cominciano a scendere dopo settimane di sostenuto rialzo, I Treasury bond a 10 anni calano di due punti base a 1,73% mentre nelle scadenze più brevi i titoli a 2 anni scendono fino all'1,59%. Che sia questo un segnale che il mercato si aspetta una determinata mossa dalla Fed?

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