C’è qualcosa di strano sui mercati secondo JP Morgan

Le azioni dei settori ciclici, tipicamente legati all’andamento dell’economia, non sono riusciti a recuperare il terreno perso a maggio. A differenza di quanto fatto dai difensivi (beni di prima necessità e utility) che hanno invece confermato i nuovi massimi dell’S&P 500. Perchè?

Ciclici e bond

Da un lato le azioni (in corsa), dall'altro i bond (in corsa). Al centro un'economia che, fondamentalmente, è tanto debole da chiedere l'intervento delel banche centrali. Eppure tutto corre, anche quello che, per logica, non dovrebbe visto che le azioni sono preferite, solitamente, quando c'è un trend positivo dell'economia mentre i bond, ovviamente quelli rifugio, sono l'asset preferito per eccellenza in caso di tempesta sui mercati. Non solo, in questa situazione le azioni dei ciclici ancora non spiccano, a differenza dei difensivi. A dichiararlo è Jason Hunter analista di JP Morgan. Non solo, ma lo stesso analista fa notare che l’S&P 500 sta confermando il suo miglior semestre dal 2009, il Dow Jones Industrial Average sta per chiudere il suo miglior giugno dal 1938. Una situazione molto particolare che, di fatto, non ispira fiducia in un rally che, a quanto pare, presenta qualche anomalia.

La spiegazione

La spiegazione, invece, è molto più semplice di quanto si pensi. Si tratta, infatti, di una congiuntura dettata dalle politiche finanziarie delle banche centrali e dalla possibilità di un accordo imminente tra Usa e Cina sulla guerra dei dazi. Di queste ore la notizia secondo cui ci sarebbero già le basi per un accordo che verrà reso noto all’inizio del G20 a Osaka. Ma questo significa anche altro e cioè che, vista la difficoltà dei ciclici a prendere il volo, evidentemente il quadro di fondo legato direttamente all’andamento economico e agli utili societari continua ad essere in fase di deterioramento. Una controprova potrebbe arrivare, continua l’esperto, proprio dalle small cap a stelle e strisce. Il Russell 2000, infatti, si trova in difficoltà non solo nella sua performance annuale ma anche in paragone con l’S&P 500.

Rally "inverso"

E a proposito di S&P 500 c’è anche altro da sottolineare: la correlazione delle performance tra l’ampio indice statunitense e il settore dei bond obbligazionari. Storicamente le azioni vanno in rally quando l’economia è in buona forma e sale l’appetito per il rischio. Viceversa, se l’economia è in crisi, sono le obbligazioni, soprattutto statunitensi e a lungo termine, a dare il meglio di sé. Ebbene, in questa fase di mercato, entrambi sono in attivo. Numeri alla mano si parla di un + 5% da inizio 2019. Anche qui si parla di qualcosa di inusuale dato che l’aumento dei prezzi delle obbligazioni, e di conseguenza il calo dei rendimenti, sono generalmente visti come un segnale di un rallentamento economico in arrivo.

Dazi e Fed

Guerra commerciale, con accordo in vista, e taglio dei tassi da parte della Fed. Queste le due correnti apparentemente contrastanti, che stanno spingendo i due settori. Il taglio dei tassi darà una mano alle azioni, il che spiega il rally dell’equity, mentre le obbligazioni riflettono i danni già arrecati dai dazi e le incertezze per un accordo che potrebbe tardare ad arrivare nonostante le indiscrezioni di stampa. Soprattutto se la questione dazi viene sfruttata come asso nella manica per le prossime elezioni. Infatti non bisogna dimenticare che il nazionalismo dell’America First è stato molto utile a Donald Trump nella sua campagna elettorale. E nel 2020 si tornerà a votare.

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