Brexit: sabato può succedere di tutto

I mercati festeggiano l'accordo, la sterlina vola e si dirige decisa verso quota 1,30, i principali protagonisti di questo estenuante negoziato si dichiarano entusiasti per il "grande compromesso" raggiunto, tutto insomma sembrerebbe andare per il meglio se non fosse che ancora manca un passo, il più importante, l'approvazione sabato del parlamento britannico. E forse ancora si sta sottovalutando il fatto che la ratifica non sia così scontata.

I termini dell'accordo

Quando i personaggi politici architettano delle costruzioni di sabbia placcate d'oro hanno una fantasia inarrivabile. Il "grande accordo" prevede che l'Irlanda del Nord non si muove da lì, parliamoci chiaro. Perché dire che rimane nell'unione doganale britannica ma sottostando alle regole europee che riguardano la sanità, gli aiuti statali, i prodotti commerciali è come dire che rientra nell'unione doganale europea. E non è tutto, l'Irlanda del nord deve allinearsi all'Europa in materia di Iva per non creare concorrenza sleale, il Regno Unito può stipulare accordi commerciali che riguarda Dublino ma a patto di non generare pregiudizio all'Europa, un terzo deve decidere di volta in volta se un bene che transita è diretto nell'unione doganale britannica o europea ma sempre mantenendo le regole di Bruxelles. Insomma dov'è la sostanziale novità rispetto al compromesso che Theresa May aveva raggiunto mesi fa e che è stato per ben tre volte respinto da Westminster?

I numeri in Parlamento

La decisione che il Parlamento dovrà prendere sabato si gioca sul singolo voto, i laburisti e gli unionisti irlandesi si sono messi di traverso e se tra i primi Johnson non riesce ad attirare qualche "Scilipoti", magari tra quelli che nel 2016 al referendum avevano votato per uscire dall'Europa, i numeri non li ha. Probabilmente dovrà avere delle capacità non indifferenti di convincere gli scettici di questo accordo che il Regno Unito avrebbe da guadagnarci e che ad ogni modo sia il miglior compromesso possibile per evitare rovinose ricadute da un'uscita disordinata. Parafrasando Juncker, l'accordo "eccellente" potrebbe esserlo solo per l'Europa e il premier inglese più che aver ottenuto rispetto al "May deal"che la Gran Bretagna non facesse parte dell'unione doganale europea non sembra di fatto abbia portato a casa. E quanto gli indecisi lo abbiamo percepito determinerà l'esito della votazione di sabato. Questo aspetto sarà estremamente importante perché o gli intransigenti del partito di Arlene Foster, tramite un triplo salto carpiato, dai duri e puri passeranno agli agnelli sacrificali oppure se manterranno la linea dura alcuni tra i laburisti dovranno andare in soccorso. Ma un'altra mina vagante potrebbe scombussolare i piani di Johnson, i 21 conservatori espulsi dal partito perché contrari ad un no deal Brexit. E se qualcuno tra di loro giocasse un tiro mancino come forma di ritorsione al premier?

La partita insomma è tutta da giocare e non mi stupirei se, come avvenuto il giorno dell'esito del referendum del 2016, lunedì i mercati finanziari dovessero aprire con un gap, ma non nel modo in cui si può pensare.

0 - Commenti