Brexit: l'accordo c'è ma, i mercati attendono il voto di sabato

All'ultimo voto per Brexit

L'attesa per sabato è febbrile, il Parlamento britannico si dovrà pronunciare sull'accordo raggiunto ieri tra Londra e Bruxelles. Da entrambe le parti non si sono sprecati gli entusiasmi che inizialmente hanno contagiato i mercati, ma ancora tutto deve essere deciso nel voto di sabato. I numeri non sono a favore del compromesso, tutto può ancora succedere e una volta che i mercati hanno metabolizzato questo si sono messi nuovamente in guardia. In verità l'intesa che riguarda essenzialmente la posizione dell'Irlanda del Nord lascia moltissimi dubbi a tutti quei parlamentari che nel loro scetticismo avevano assunto un ruolo oltranzista. Anche se Dublino sulla carta rimane nell'unione doganale britannica, di fatto dovrà sottostare alle regole europee riguardo tutti i temi che hanno a che fare con il commercio, la salute, gli aiuti statali. Questo fa storcere il naso ai bookmakers che nelle ultime ore danno per probabile un NO da Westmnister.

La nevrosi della sterlina

All'annuncio dell'accordo la valuta britannica spicca il volo e sfiora quota 1,30 nei confronti del dollaro, ma poi perde più di una figura quando il mercato realizza che si è giunti solo ad una parte del percorso. Probabilmente per tutta la settimana successiva al voto in parlamento, ci sarà da attendersi altissima volatilità sul pound, i derivati che lo riguardano infatti vengono quotati ad un premio altissimo sul mercato.

La Cina rallenta

Notizie negative arrivano in nottata da Pechino, il Pil cinese ha un'altra frenata, cresce solo del 6% ed è l'espansione più debole degli ultimi 30 anni, il consensus si aspettava almeno il 6,1% dal 6,2% dell'ultimo trimestre. Questo ha fatto ridurre le previsioni di crescita per l'anno in corso, non più il 6,6% ma una forbice tra il 6% e il 6,5%. Inutile dire che la guerra commerciale ha lasciato strascichi profondi e l'urgenza di un'intesa definitiva sarebbe giustificata dalla volontà, cinese e americana, di evitare di dar vita ad un lungo periodo di recessione che colpisca entrambe le potenze. Le borse asiatiche, di conseguenza, reagiscono male alla notizia chiudendo tutte in territorio negativo: L’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen perde lo 0,6%, l’Hang Seng di Hong Kong cala dello 0,2%, l' Indice Kospi di Seul flette del -0,5%, mentre in Giappone il Nikkei chiude poco sopra la parità (+0,18%),

Lo S&P supera quota 3.000

In Usa intanto le borse macinano record, nonostante la turbolenza generale che si avverte tra gli operatori. Durante la seduta il principale listino borsistico americano supera quota 3.000 chiudendo la seduta a 2.998. La crescita di Wall Street è graduale e non frenetica, questo è sicuramente sintomatico di un'economia che, nonostante tutto, ha solidi fondamentali. Tra gli undici settori che rappresentano la borsa a stelle e strisce, ben 10 chiudono in territorio positivo, con il settore sanitario sugli scudi (+0,8%) e IBM che perde il 5% a seguito di una trimestrale peggiore rispetto alle attese.

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