Brexit e le trimestrali Usa fanno volare le borse

Accordo ad un passo

L'affaire Brexit sembra giunto al termine. Salvo sorprese nel summit europeo che si terrà giovedì e venerdì dovrebbe esserci il via libera per evitare la proroga del termine del 19 ottobre e permettere sabato al parlamento britannico di pronunciarsi per la chiusura definitiva. Le parti sono al lavoro a ritmo serrato per sbrogliare il nodo Irlanda che tiene ingessato tutto l'accordo. Dai corridoi di palazzo filtra ottimismo e la sensazione che si ha è che, anche se non si dovessero rispettare i tempi, una secondo riunione tra i paesi europei è possibile in modo da sancire prima del 31 l'abbandono della Gran Bretagna con un'intesa scritta e ratificata dalle camere londinesi. Il sacrificio dell'Irlanda del Nord però non è così semplice da far approvare al parlamento, in quanto i voti degli unionisti di Belfast, che avevano messo il veto a Theresa May, potrebbero essere necessari e senza un compromesso che porti vantaggio per la Gran Bretagna c'è il rischio che vengano a mancare. L'incontro di ieri tra Johnson e la leader degli unionisti nordirlandesi Arlene Foster mirava a convincere quest'ultima che un accordo con l'Europa è necessario per evitare uno slittamento di una procedura che sta logorando il paese. L'intesa con l'UE potrebbe essere quella di creare una sorta di confine invisibile di Ulster, cioè di lasciare la provincia formalmente nell'unione doganale britannica ma con appartenenza di fatto all'Unione Europea, insomma un escamotage per fare ingoiare agli unionisti la separazione vera e propria.

La sterlina diventa un rullo

Le voci del possibile accordo danno spinta alla valuta britannica che guadagna su tutti i cambi risalendo fino a 0,865 nei confronti dell'euro e 1,2780 sul dollaro. In due mesi è riuscita a macinare circa 700 pips con una velocità impressionante ed è probabile che, in caso di accordo, prosegua con lo stesso ritmo arrivando a quote ben più consistenti.

Brillano le borse

Chiusure record a Wall Street, con gli indici in salute per via anche delle trimestrali brillanti di UnitedHealt (+8,2%), Nvidia (5,6%) e J&J (+1,6%). In spolvero i settori sanitario (+1,8%), delle telecomunicazioni (+1,6%) e finanziario (+1,3%) soprattutto grazie alla notizia del miglioramento delle condizioni di JP Morgan e Citigroup. Nella scia di Wall Street anche le borse asiatiche festeggiano, Tokyo chiude a +1,3%, Seul e Singapore a +0,6%. L'ottimismo per Brexit aveva contagiato nel pomeriggio le borse europee con l'unica nota stonata proprio della piazza londinese che termina la seduta sulla parità. Questa euforia generale potrebbe proseguire nei prossimi giorni, soprattutto se le questioni che hanno tenuto gli operatori con il fiato sospeso in questi ultimi anni riusciranno a trovare una sistemazione definitiva, ma ci sono altri casi spinosi che preoccuperanno i mercati nei giorni a venire.

La Turchia una mina vagante

L'attacco delle truppe di Erdogan alle milizie curde in Siria sta creando non pochi grattacapi agli Usa e all'Europa in particolar modo. Trump ha annunciato nuove pesanti sanzioni nei confronti del popolo turco mentre sul fronte europeo Volkswagen si è ritirata dall'investimento di uno stabilimento automobilistico a Istanbul di 1,3 mld di euro e che avrebbe portato almeno a 5000 nuovi posti di lavoro. Italia e Gran Bretagna hanno annunciato il blocco della vendita di armi ad Ankara fino a quando la Turchia non si ritirerà dal fronte siriano. La piega che potrebbe prendere la cosa desta preoccupazioni alla luce del fatto che da più parti in Europa si caldeggiava l'ingresso di Erdogan nell'UE, evidentemente qualcuno dovrà rivedere qualcosa.

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