Borse e Mercati: la quiete prima della tempesta?

Borse contrastate

La riapertura delle borse cinesi avviene nel segno del rialzo, dopo la pausa per i festeggiamenti della nascita repubblicana l'indice Shangai e Shenzen guadagna l'1,1%. Così come Hong Kong è all'insegna del verde nonostante gli scontri con la polizia locale continuano a imperversare per le strade dove i vandali stanno attaccando le infrastrutture della città. Anche il Nikkei chiude in rialzo dello 0,99% in Giappone.
Se in Asia si festeggia la ripresa dei negoziati tra Usa e Cina in tema di dazi, in Usa si è molto più cauti e le borse americane chiudono la seduta in segno meno. Giovedì il vice premier Liu He si recherà a Washington per incontrare esponenti del governo americano e si parlerà di trovare le basi per un accordo che non rechi danno alle due superpotenze, ma ciò che non convince la Casa Bianca è il fatto che la Cina abbia tolto dalla trattativa delle questioni che Trump ritiene vitali, ragion per cui il tycoon si è mostrato ottimista ma non disposto a ratificare un accordo solo parziale.

Leggero sprint del dollaro

Il dollaro nella serata di ieri ha guadagnato parecchi punti nei confronti dello yen in scia sia di un cauto ottimismo riguardo gli accordi commerciali, ma anche sulla notizia che gli Usa si ritireranno nell'appoggio militare ai curdi nella guerra in Siria. Trump ritiene che ormai l'Isis è stato definitivamente sconfitto e non ha senso continuare in una guerra molto dispendiosa dal punto di vista politico militare. Questo ha dato lo spunto alla Turchia di riprendere con più forza l'offensiva nei confronti del nemico di sempre, ossia il Kurdistan, mentre Erdogan si è dichiarato pronto per invadere la Siria. Questa miccia potrebbe comportare qualche turbolenza a livello valutario soprattutto nel rapporto tra il dollaro e la lira turca, i prossimi scenari determineranno con maggiore nitidezza l'andamento delle due valute.

Le materie prime sono stabili

La fase di attesa con un sottofondo di ottimismo determina il rientro dell'oro, bene rifugio per eccellenza in momenti di agitazione dei mercati, sotto la soglia psicologica di 1.500 dollari l'oncia, mentre il petrolio rimane stabile. Le dichiarazioni recenti del principe saudita in merito alla completa riattivazione dei rifornimenti di petrolio prima del previsto dopo l'attacco iraniano hanno impedito all'oro nero qualsiasi velleità rialzista e anzi questi sembra orientato più verso un trend di breve short a conferma del fatto che ancora l'offerta da parte di tutta l'area Opec sia cospicua e in grado di soverchiare la domanda.

Fibrillazione all'interno della BCE

Lo scontro a Francoforte tra fautori della politica accomodante e oltranzisti si fa sempre più intenso. Dopo la sfuriata da parte di membri del consiglio direttivo e dei ceo di Deutche Bank e Allianz, è toccato ad ex banchieri tra i 70 e gli 80 anni che facevano parte un tempo del comitato esecutivo di Eurotower. In un memoranum hanno lanciato fiondate al vetriolo nei confronti del governatore Draghi accusandolo di non adempiere al mandato che gli è stato affidato che è quello di controllare i prezzi ma piuttosto di finanziare il debito dei governi cosa che non rientra tra i compiti di una banca centrale. Il tema dello scontro monta giorno dopo giorno e ci sarà da chiedersi se al passaggio di consegne al vertice di Eurotower ciò possa fare breccia nella nuova conduzione della politica monetaria.

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