Bio On: arrestato il CEO, titolo sospeso in borsa

E’ ormai  crollato il castello costruito da Bio On ed arrivato a valere in borsa fino ad 1.4 miliardi in termini di capitalizzazione.

Stamattina all’alba infatti, i finanzieri del comando provinciale di Bologna, dando seguito all'inchiesta denominata Plastic Bubbles, hanno eseguito tre misure cautelari nei confronti di Astorri (presidente di Bio On), Cigognani  (vice presidente) e Capodaglio (presidente del collegio sindacale), ritenuti responsabili dei reati di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Sono stati inoltre sequestrati beni per 150 milioni.

La denuncia del fondo Quintessential d,iffusa sotto forma di un paper dal titolo molto esplicito “Una Parmalat a Bologna”, tra i primi ad avere adottato una posizione short sull’azienda, aveva portato il titolo a perdere oltre il 70% in estate passando da 55 euro per azione a circa 23.

Qualche mese prima, precisamente il 30 giugno, la società aveva dichiarato ricavi per 917 milioni di euro e un ebitda negativo di 4.9 milioni, contro un fatturato nel 2018  di oltre 50 milioni e utile netto di 12. La performance negativa è passata da -22 milioni nel 2018 a -41 milioni al 30 giugno 2019 (ricordandoci che a inizio 2018 vi era una performance positiva di 24 milioni).

Per rassicurare il mercato Astorri nel 2019 aveva prospettato ricavi vicini ai 100 milioni (grazie ad una maggiore visibilità con il titolo che dal mercato Aim si è spostato sullo Star), salvo poi ritrattare a fine giugno stimando il giro d’affari a 20 milioni.
La parabola di Bio On ci racconta che in 12 anni la società (quotatasi con un prezzo di 5.82 euro per azione) è riuscita a superare il milione di capitalizzazione guadagnandosi il titolo di “Unicorn” unica italiana insieme a Yoox Net-A-Porter, quest’ultima finita decisamente meglio in quanto, dopo essere approdata al FTSE MIB, è stata acquistata dal colosso del lusso svizzero Richemont nel 2018 per piu’ di 5 miliardi di euro.

Con il senno di poi, le considerazioni di Quintessential non erano cosi’ difficili da individuare e preoccupa anche il ritardo della Consob in termini di vigilanza:
   

  • Banca Finnat era l’unica società a valutare Bio On, tuttavia era la stessa che aveva curato la sua quotazione in borsa, I giudizi erano quindi viziati da enormi conflitti di interesse;
  • Multipli spaventosi già nel 2018 quando l’azienda quotava 620 (capitalizzazione oltre il miliardo e pochi milioni di utile). Neanche Netflix è arrivata a simili eccessi;
  • I clienti erano tutte società reali o fittizie, create ad hoc, caratterizzate da legami con il management della società.

Quindi come si è arrivati al crack?

Il percorso di Bio On è stata una grande bolla: dove la società ha sbandierato il possesso di un brevetto per la creazione di una plastica 100% sostenibile e di origine organica. Il tema ha attirato l’interesse di molti investitori, dato che si è inserito prepotentemente nel megatrend della sostenibilità, della lotta alla plastica, alimentando la possibilità di aver scoperto la nuova Google o Apple italiana.
Il titolo non ha aperto oggi ma si stima una perdita del 50% quindi il prezzo sarà attorno a 5.20 euro per azione.
Visto la situazione sembra ragionevole stare lontano dalla società, evitando speculazioni, dato che al momento attuale l’unica via d’uscita plausibile è il fallimento.

A onor del vero quando la società ha perso il 70%, chi ha speculato entrando a quel livello, il giorno dopo ha guadagnato il 50%, tuttavia erano tempi diversi in cui la truffa non era ancora stata smascherata ma solo ventilata. Attualmente, il rischio è di comprare e non essere piu’ in grado di vendere.

0 - Commenti