Beyond Meat attaccata dalle lobby, il titolo crolla in borsa

Beyond Meat, la società che è riuscita ad inserire il suo prodotto (un hamburger di origine vegetale che ha lo stesso sapore della carne vera) nei menu di molti dei ristoranti piu' importanti e famosi al mondo, è stata attaccata pubblicamente da un gruppo che si occupa di pubbliche relazioni chiamato Center for Consumer Freedom, organizzazione no profit diretta da Richard B. Berman, un ex lobbista che ha lavorato per l'industria alimentare americana e secondo Wikipedia sarebbe finanziata da grossi gruppi internazionali tra cui la Philip Morris.

Il Center for Consumer Freedom ha pubblicato un volantino, che vedete in allegato, che paragona l'hamburger tradizioale all'hamburger vegetale, tessendo le lodi del bacon e della salsiccia tradizionale a discapito della "fake meat" prodotta da Beyond Meat e altri produttori.

La rivista Business Insider ha chiesto a dei nutrizionisti i quali, a parere unanime, hanno dichiarato che la "fake meat" è una alternativa sicuramente piu' sana rispetto alla carne tradizionale, ricordando pero' che, parlando di un hamburger, non è possibile utulizzare questo prodotto come base della propria dieta, esattamente come nel caso di un hamburger tradizionale. Solo uno dei nutrizionisti ha avuto da dire riguardo la presenza di olio di cocco all'interno dell'hamburger vegetale, una fonte di grassi saturi superiore a burro e strutto.

La cosa che stride in questo attacco è proprio la persona da cui arriva, Richard B. Berman.

Questo signore, in passato, si è battuto affinchè il livello di alchool nei guidatori non venisse abbassato, si è battuto affinchè il salario minimi negli stati uniti non venisse alzato e quando era a libro paga delle multinazionali del tabacco avrebbe dichiarato “smoking won’t kill you; over-regulation will.” (il fumo non ti ucciderà, la troppa regolamentazione lo farà).

Ad ogni modo, questa campagna pubblicitaria ha colpito nel segno, tanto che il titolo Beyond Meat, in borsa, ha perso oltre il 10% in una sola seduta, chiudendo a 144 dollari per azione, scendendo addirittura al di sotto del prezzo a cui il fondatore, Etan Brown, ha venduto parte del suo pacchetto azionario.

Un attacco prevedibile da parte dell'industria alimentare americana che, visto il successo di questa nuova generazione di prodotti, evidentemente si sente minacciata da questo trend di una alimentazione piu' sana, che predilige cibi di origne vegetali rispetto a quelli di origine animale.

Che questi ribassi rappresentino una bella opportunità di acquisto per chi, come il sottoscritto, vuole investire in questa azienda per il lungo termine? Io credo di si.

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3 - Commenti

Simone Fin

Simone Fin - 16 agosto 10:42 Rispondi

Luca Discacciati

Luca Discacciati - 16 agosto 10:45 Rispondi

Simone Fin

Simone Fin - 16 agosto 11:05 Rispondi