Azionario Usa: il peggio deve ancora venire?

La tempesta sui mercati potrebbe non essere finita. Almeno secondo la previsione che arriva dal capo stratega di BNY Mellon secondo cui gli operatori non hanno ancora valutato pienamente la possibilità che i colloqui tra Usa e Cina possano fallire.

I numeri

Dopo il campanello d’allarme suonato il 5 maggio, giorno del primo e fatale tweet di Trump, le azioni si sono mosse come sulle montagne russe: l’S&P 500 ha perso il 4%, il  Dow  il 3,5% arrivando ad inanellare la serie più lunga di perdite dal 2011, il Nasdaq il 6%. Una guerra tecnologica che potrebbe durare ancora a lungo prima di trovare una soluzione. Ammesso che la si possa trovare, alla fine. In tutto questo il rendimento dei Treasury decennali è sceso al livello più basso dal 2017. Parallelamente il dollaro, sulla base del ritorno del risk-off e delle sua natura di bene rifugio, corre, aumentando la sua forza. Partendo da questo presupposto gli strateghi di Bank of America prevedono che il tasso, attualmente gravitante intorno al 2,3% arrivi alla fine del 2019 al 2,60%.

La corsa del dollaro

Anche da Bank of America temono che il mercato a stelle e strisce sia ancora troppo ottimista. Ma questa volta, per gli esperti, il possibile accordo rientra nelle opzioni, tanto che l’incontro del 20 giugno tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping è visto come un’occasione, forse la migliore, per fare progressi decisivi. In caso contrario, da BofA si aspettano ulteriori cali del rendimento sul decennale. Resta anche da considerare il fatto che la Cina potrebbe rispondere ai dazi degli Usa sfruttando misure “collaterali” come ad esempio il debito degli States in mano a Pechino. In realtà, dato il rapporto rischio-beneficio, sarebbe una scelta estrema perché altamente controproducente per tutta l’economia mondiale, Cina inclusa, il che fa pensare che possa essere considerata un’opzione teorica e per giunta anche estrema.

Tra bond e terre rare

In seconda battuta Pechino potrebbe reagire alle tariffe doganali anche inasprendo le già rigide norme commerciali che le aziende a stelle e strisce devono rispettare. Ultimamente, poi, è circolata la voce di una possibile sospensione di forniture di terre rare a Washington. Le terre rare sono elementi indispensabili per la creazione di cip e semiconduttori, a loro volta alla base di cellulari e computer. Una scelta che alimenterebbe ulteriori tensioni che, qualora dovessero continuare, impatterebbero negativamente anche su tutto il resto della crescita mondiale con un’inflazione presumibilmente ancora sottotono. Non solo, ma in questo quadro non è da escludere nessun tipo di azione da parte delle banche centrali, compreso il ritorno, se non proprio del Quantitative Easing in piena regola, per lo meno di forme di stimolo monetario. Primo fra tutti il taglio dei tassi di interesse.

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