Accordo Usa-Cina lontano. Ora Trump minaccia l’Ue

I mercati finanziari hanno registrato una corsa che, ieri, aveva coinvolto anche le borse europee e statunitensi. In particolar modo l’S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi, spinto per lo più dai tecnologici e, in particolare, da quelli esposti al mercato cinese, Apple e Micron su tutti. Ma anche una corsa che potrebbe essere dettata più dall’ansia che dall’effettiva realtà dei fatti e, in ultima analisi, avere vita breve.

La minaccia all'Ue

Infatti se da un lato Washington e Pechino sono tornati a parlarsi, dall’altra gli Usa hanno deciso di cambiare bersaglio e scegliere un possibile nuovo nemico, l’Ue. Nel mirino ci sarebbero 4 miliardi di beni, tra cui anche l’agroalimentare del made in Italy. Il tutto senza dimenticare che a novembre dovranno essere decise le sorti del settore auto, a rischio dazi.

La prospettiva, finora teorica e recente, del possibile accordo tra Usa e Cina, si è affiancata alla realtà concreta del fatto che le banche centrali stanno adottando nuovamente un atteggiamento accomodante. L’ultima in ordine di tempo, la banca centrale australiana  che ha deciso di tagliare i tassi di interesse.

La reazione istintiva dei mercati 

Tutto questo ha fatto esplodere una frenesia tra gli operatori, frenesia che non teneva conto della possibilità che i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbero trascinarsi per mesi. Non solo, ma che durante questo lungo passaggio si potrebbero verificare nuovi momenti di disaccordo e nuove tensioni che potrebbero portare ad altri aumenti delle tariffe prima che ci sia un reale accordo. Una prima conferma potrebbe arrivare anche dall'andamento dell'obbligazionario dei paesi più forti, da sempre visto come un settore rifugio.

La posizione degli analisti

Sia Bank of America Merrill Lynch che Morgan Stanley hanno perciò avvertito gli investitori sull’arrivo di una possibile correzione già questa estate. A poco, infatti, serviranno le dichiarazioni distensive arrivate, per lo più, dal presidente Usa il quale si è detto disposto ad ammorbidire anche le sue posizioni sul caso Huawei. Una serie di propositi che, però, hanno trovato una certa freddezza da parte della controparte cinese e degli osservatori. Infatti l’economia Usa non è tanto debole da trovarsi nella necessità di arrivare ad un accordo. Il mercato, attualmente, accusa la tensione tra le parti, ma non in maniera tale da creare il panico. Non per nulla il primo semestre del 2019 è stato il migliore dal 1997, per ammissione dello stesso Trump.

Le nuove strategie della Cina

Nè tanto meno le borse cinesi e l’economia del Dragone hanno urgenza di cedere. Anzi, la questione dazi ha spinto i vertici di Pechino ad incentivare lo sviluppo di tecnologie proprie, in modo da tagliare il più possibile la sua dipendenza dai produttori statunitensi. Il che non esclude che, nel futuro, possano nascere due poli contrapposti dell’hitech, uno cinese ed uno statunitense. In competizione tra loro.

Un calo nel terzo trimestre?

E ancora: visto il lungo tragitto che attende i negoziatori, le aziende saranno costrette a diversificare sempre di più la propria catena di approvvigionamenti. Con nuove tensioni sui mercati. Da qui la possibilità, secondo gli esperti, di un calo del 10% nel terzo trimestre. Solo in caso di effettiva correzione, infatti, si potrebbero smuovere un pochino le acque. Le prospettive? Un accordo in tarda estate, nella migliore delle ipotesi. In questo caso, però, l'S&P 500 potrebbe vedere i 3.100 punti, secondo BofA. Sarà dunque necessario aspettare uno shock per vedere concretizzarsi la prospettiva di un accordo?

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