Petrolio: il premio geopolitico non premia. Per adesso

I mercati avvertono più di una tensione e si son già posizionati in modalità risk off ovvero in modo da proteggersi contro la maggior parte dei pericoli in vista. Sì, perché alcuni potrebbero anche essere ben nascosti. Lo sanno bene quegli operatori, in realtà la maggior parte, che già si aspettavano di correre sulle ali di una firma di pace tra Usa e Cina nella questione dazi. Ed invece, a sorpresa, adesso devono rimettersi a combattere contro il peggiore dei nemici: l’incertezza.

Il petrolio 

Un’incertezza che riguarda anche una materia prima particolarmente sensibile alle questioni geopolitiche, il petrolio. Infatti proprio la tensione ritrovata tra le due superpotenze ha rimesso in discussione quello stesso rally che ci si aspettava sul greggio con gli ultimi attentati alle petroliere saudite. Quando, a fine aprile, il barile correva verso i 75 dollari, non si avvertiva la stessa aria che si avverte ora che il Brent stenta sui 72 (il Wti supera di poco i 62 dollari ed in entrambi i casi si hanno rialzi di pochi decimi percentuali). Tradotto in altri termini: venti di guerra. Una guerra che non è commerciale come con Pechino ma rischia di diventare effettiva. Si sta parlando, ovviamente, di quella tra Washington e Teheran con quest’ultima seriamente intenzionata a riprendere la sua attività sul settore nucleare, interrotta con gli accordi internazionali del 2015. E per il barile potrebbe essere proprio questo l’ago della bilancia per successivi rialzi delle quotazioni. 

Guerra Usa-Iran?

Si tratterebbe di una mossa estremamente azzardata oltre che per alcuni versi eccessiva, ma alcune decisioni di Washington come ad esempio l’evacuazione di tutto il personale diplomatico non indispensabile potrebbero farlo pensare. In realtà chiunque volesse colpire gli interessi iraniani lo sta già facendo con le sanzioni e il crollo dell’export arrivato ai minimi da settembre 2013. Proprio mentre il Venezuela è in crollo a sua volta (si parla di un 77% nel giro di un mese). Intanto, sullo sfondo, restano gli attentati alle petroliere saudite e agli oleodotti, attentati che, parrebbe, vengano da gruppi filoiraniani. Intanto il petrolio attende…

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